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Pasqua 2026: Ha ancora senso sperare? L’editoriale del Direttore

Pasqua 2026: Ha ancora senso sperare? L’editoriale del Direttore

Care lettrici, cari lettori,

la Pasqua che stiamo vivendo quest’anno ci fa davvero tanto riflettere. Il contesto geopolitico mondiale, purtroppo, ci pone davanti a uno scenario davvero inquietante. La guerra è tornata prepotente; anzi, in realtà non è mai andata via, perché diciamocelo chiaramente: all’uomo la guerra fa comodo.

La memoria umana è davvero corta, labile, siamo refrattari a imparare, a vivere egoisticamente ogni giorno sulle spalle degli altri, sfruttando la terra fino all’ultima goccia, come se fosse una fonte inesauribile di energia, uno scrigno con tesori senza fine. Ci sono poi le ferite personali che rischiano, lentamente, di spegnere la luce della fiducia.

Ecco perché sorge spontanea una domanda che attraversa silenziosamente il nostro tempo, spesso senza trovare voce: ha ancora senso sperare?

Dobbiamo sperare, eccome se dobbiamo! Ce lo insegna proprio la Pasqua, che irrompe con una forza disarmante: la risurrezione di Cristo cambia la storia, ci interpella e ci annuncia che la vita è decisamente più forte della morte, che l’amore vince su qualsiasi forma di odio, e che la speranza, diceva Papa Francesco, “è luce nella notte”.

Ed è proprio l’amore ciò che il nostro vescovo, S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante, ha voluto mettere al centro del Triduo pasquale. Ci ritornano ancora in mente le sue parole del Venerdì Santo appena trascorso: “Ogni scelta, ogni passo, ci conduce verso ciò che davvero amiamo; per questo il vero compimento consiste nel dirigere la vita verso l’amore autentico. Amare, però, è un atto libero: possiamo accogliere o rifiutare questo dono. Ma solo nell’amore vissuto concretamente, nelle condizioni della nostra vita, troviamo il senso pieno dell’esistenza. Non conta la durata della vita, ma la sua intensità e verità: arrivare al traguardo significa poter dire ‘ho amato’. Gesù, sulla croce, non ha sprecato la sua vita: l’ha donata completamente, indicando a noi la strada“.

Ed è l’amore e la speranza che dobbiamo seminare lungo il nostro cammino, non zizzania, non superbia, ira, invidia e nemmeno pigrizia: tutti peccati che danneggiano l’altro, soprattutto se commessi da chi ha ruoli di potere e decisionali, a partire dal piccolo. Il cuore, invece, deve davvero saper amare.

In questa Pasqua, care lettrici, cari lettori, vogliamo condividere con voi un piccolo momento di gioia per tutta la nostra redazione. Abbiamo chiuso l’anno 2025 de Il Cefalino, giornale della Diocesi di Cefalù, con numeri record che confermano il ruolo centrale di questo strumento di comunicazione diocesano.

Secondo i dati forniti da Analytics e dai report ufficiali delle piattaforme social, nel corso dell’anno il giornale ha superato le 5 milioni di visualizzazioni su Facebook, ha registrato oltre 630 mila visualizzazioni sul sito web e più di 600 mila su Instagram. Numeri significativi che testimoniano l’importanza de Il Cefalino come voce autorevole al servizio del Vescovo, della Diocesi e delle numerose realtà ecclesiali e sociali presenti sul territorio.

Il 2025 è stato un anno intenso e particolarmente rilevante sul piano informativo: dalla chiusura del Sinodo Diocesano agli eventi di cronaca, fino al racconto del Giubileo della Speranza, dalla partecipazione fisica al “Giubileo del mondo della Comunicazione” fino alla chiusura diocesana il 28 dicembre. Un anno segnato anche da eventi di portata storica: la malattia e la scomparsa di Papa Francesco, i funerali e, subito dopo, la partecipazione diretta del nostro giornale al Conclave che ha eletto Papa Leone XIV, con presenza in sala stampa e in Piazza San Pietro.

Ampio spazio è stato dedicato a servizi, articoli, video, dirette delle principali celebrazioni diocesane, reportage fotografici, riflessioni del Vescovo e alla collaborazione con il Seminario Vescovile. Una voce, quella de Il Cefalino, che fin dalla sua fondazione si è proposta come libera da condizionamenti ideologici e interessi politici: un canale di comunicazione, dialogo e proposta, orientato alla ricerca della verità e capace di “disarmare la notizia”, come ha ricordato Papa Leone XIV.

Grazie a tutti coloro che collaborano con il giornale della Diocesi: dai redattori ai fotografi, da chi si occupa del montaggio all’organizzazione della redazione. Grazie per il cuore che mettete ogni giorno nel raccontare la nostra Chiesa.

Infine, care lettrici e cari lettori, auguri di una santa e vera Pasqua a tutti: ai giovani, agli ammalati, a chi soffre, ai ricoverati negli ospedali, nelle case di riposo, nelle case di cura, a chi non ha una casa, a chi è carcerato, a chi non ha il coraggio di aprire il cuore all’amore, a chi non crede, a chi pensa che tutto sia finito, a chi non può mangiare, a chi ha perso il lavoro o desidera trovarlo, a chi ha perso la speranza. Vivere la Pasqua vuol dire non arrendersi al buio. Vuol dire credere che qualcosa di nuovo può nascere, scegliendo di vivere ogni giorno da risorti.

È questo l’augurio che rivolgiamo a ciascuno: che la luce della Pasqua possa entrare nelle nostre vite, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità. E che ci renda capaci di essere, a nostra volta, segni di speranza in un mondo che ne ha profondamente bisogno. Cristo è risorto, alleluia!

Giovanni Azzara

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