Perché ostinarsi quando c’è il rischio che possa accadere qualcosa di spiacevole?
Il Venerdì Santo appena trascorso, in diversi centri della Sicilia, è stato segnato dal maltempo che ha impedito lo svolgimento di alcune tradizionali processioni. Una decisione non semplice, quella di annullare un rito così sentito, ma necessaria quando sussistono condizioni che potrebbero mettere a rischio la sicurezza dei fedeli.
Le processioni, infatti, richiamano centinaia di persone di tutte le età: anziani, ammalati, famiglie, devoti. In un contesto meteorologico instabile, come quello registrato negli ultimi giorni anche nella provincia di Palermo, il pericolo diventa concreto. Il Dipartimento Regionale della Protezione Civile Siciliana aveva diramato un’allerta gialla dalle ore 16:00 del 2 aprile fino alla mezzanotte del 3 aprile 2026, segnalando condizioni potenzialmente critiche.
La pioggia, caduta a macchia di leopardo ma in alcuni casi persistente fino a tarda sera, ha portato così a decisioni prudenti. Tra i centri coinvolti si segnalano Patti, Barcellona Pozzo di Gotto e Portopalo di Capo Passero, dove le processioni sono state annullate. In altri paesi, invece, i riti si sono svolti all’interno delle chiese o sono stati adattati in base alle condizioni meteo.
La scelta della prudenza non riguarda soltanto l’incolumità delle persone, ma anche la tutela di un patrimonio di inestimabile valore. Statue, vare e gruppi sacri rappresentano opere d’arte antiche e preziose, la cui esposizione alla pioggia potrebbe causare danni rilevanti. Senza contare i rischi per i portatori, esposti a possibili scivolate lungo percorsi resi insidiosi dalla pioggia caduta.
La sicurezza, dunque, viene prima di tutto. Anche quando, purtroppo come accaduto ieri sera a Cefalù, ciò comporta delle rinunce.
Ciononostante, il culmine del Venerdì Santo per la comunità di Cefalù è stato tranquillamente raggiunto nella solenne azione liturgica della Passione del Signore, presieduta dal Vescovo in Cattedrale. In tal senso, proprio per precisare eventuali fraintendimenti, sia ben chiaro che il valore dell’azione liturgica superi quello, pur significativo, della tradizionale processione.
Giova comunque precisare che sempre ieri sera, presso le Parrocchie di Santa Maria d’Itria e San Giovanni Evangelista e San Francesco, sono rimaste esposte alla venerazione le immagini del Cristo morto e della Vergine Addolorata. Il Vescovo ha invitato i fedeli radunati in preghiera ad unirsi spiritualmente a Sua Santità, Papa Leone XIV per chiedere al Signore, il dono della Pace nel mondo.
Emblematica la riflessione proposta dal vescovo Giuseppe Marciante durante il momento di preghiera: «La croce è certamente uno strumento di esecuzione; è dolore e sofferenza. Ma facciamo attenzione: non è la croce che ha dato gloria a Gesù, bensì è Gesù che ha mutato uno strumento di morte in luogo di gloria; gloria dell’amore vissuto fino al dono della propria vita. “È compiuto” (Gv 19,30): con questa parola Gesù non indica solo la fine della sua vita, ma il compimento della sua missione. Ha portato a termine fino in fondo il progetto del Padre, donando tutto se stesso. Sulla croce si manifesta pienamente il volto di Dio: un amore che si dona senza riserve. Davanti alla croce nasce allora una domanda decisiva: qual è lo scopo della nostra vita? Gesù ci rivela che siamo fatti per amare. Non conta la durata della vita, ma la sua intensità e verità: arrivare al traguardo significa poter dire “ho amato”».
Parole, profonde, intense, che certamente aiutano a comprendere come, anche nella rinuncia e nel silenzio delle strade vuote, il Venerdì Santo mantenga intatto il suo significato più profondo: quello di un amore che si compie fino in fondo.








