Nella Veglia Pasquale celebrata nella Cattedrale di Cefalù, il Vescovo S.E.R Giuseppe Marciante ha guidato la comunità diocesana nel cuore del mistero cristiano, annunciando con forza il messaggio centrale della fede: Cristo è risorto, e con Lui la morte non ha più l’ultima parola!
Un annuncio definito dal Vescovo “il più grande della storia”, che apre davanti all’umanità un cammino nuovo: dalla scoperta della tomba vuota alla gioia dell’incontro con il Risorto. Un itinerario spirituale che, come ricordato nell’omelia, ha visto protagoniste le donne — prime testimoni della Risurrezione — e gli apostoli, inizialmente increduli, ma chiamati a riconoscere una presenza viva e operante.
Al centro della riflessione, il significato profondo della Pasqua: in Cristo anche la morte diventa un atto di vita. Il Vescovo ha voluto sottolineare come Gesù, nuovo Adamo, abbia attraversato la morte rimanendo unito al Padre, trasformandola dall’interno e privandola del suo potere. “Da quella notte — ha affermato — la morte non ha più l’ultima parola sull’umanità”.
Un passaggio teologico che si traduce nella vita concreta dei credenti, chiamati a partecipare alla morte e risurrezione di Cristo attraverso il Battesimo. A tal proposito, durante la Veglia, la comunità ha accompagnato con particolare affetto il catecumeno Ausman Giovanni Maria Diallo, la cui storia personale — segnata dall’esperienza drammatica del viaggio nel Mediterraneo — è stata indicata come segno eloquente della speranza cristiana: laddove l’uomo sperimenta il limite, Dio apre sempre una strada nuova.
Marciante ha quindi evidenziato il valore dell’accoglienza, riconoscendo il ruolo della comunità civile ed ecclesiale di Cefalù, insieme alla “Fondazione Regina Elena”, nell’accompagnare il giovane nel suo percorso umano e spirituale. Un segno concreto di quella carità che si fa dignità e testimonianza viva del Vangelo.
Non è mancato lo sguardo alla Chiesa universale, richiamando dati recenti che mostrano una rinnovata domanda di fede, in particolare tra i giovani e i catecumeni in Europa. Un segno, ha osservato, che il Signore continua a operare nella storia, al di là di ogni previsione umana.
“Il Signore è vivo” — ha ribadito — invitando a non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà e dalle crisi che attraversano il mondo e la stessa comunità ecclesiale. La Chiesa, infatti, “è in mano a Gesù Cristo” e cammina nella storia sostenuta dalla forza dello Spirito.
Da qui, un focus lucido sulla realtà contemporanea, segnata da conflitti, ingiustizie, tragedie e ferite ambientali, tutte riconducibili alla radice del peccato. In questo contesto, i cristiani sono chiamati a essere “profumo della risurrezione”, testimoni di vita là dove ancora si avverte il peso della morte.
Infine, un monito forte è stato rivolto ai fedeli: il rischio più grande non è tanto la morte, quanto vivere come se Cristo non fosse risorto. Al contrario, l’esperienza pasquale genera uomini e donne liberi, capaci di amare, di donarsi e di trasformare la storia con gesti concreti di bene.
Il Vescovo ha quindi rivolto un invito a lasciarsi raggiungere e trasformare dal Risorto, accogliendo la Pasqua come un nuovo inizio. Un annuncio proclamato con gioia dall’intera assemblea: “Cristo è risorto. Amen, alleluia”.








