È stata una notte meravigliosa, di luce e speranza, quella vissuta dai fedeli nella cattedrale, dapprima in penombra e poi illuminata a festa per accogliere la nascita del Salvatore. Occhi lucidi dall’emozione, gote rosse accarezzate dal freddo della notte e cuori riscaldati dall’amore di Cristo hanno testimoniato la profondità di un miracolo che si rinnova ogni anno, da secoli.
Durante l’omelia, il Vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante ha messo a confronto due poteri: il potere della forza, della guerra e dell’oppressione, e il potere fragile ma invincibile della speranza che nasce nella debolezza. “Il mondo è una terra tenebrosa – ha ricordato il Vescovo – ieri come oggi: popoli schiacciati dalla guerra, dalla paura, dalla violenza esercitata con le armi o con forme più moderne di oppressione, come corruzione e potere che asservisce. In questo buio, Dio non risponde con un esercito, ma con un bambino”.
La nascita di Gesù è così descritta come una rivoluzione silenziosa: “Questo Bambino – ha detto Marciante – resiste al rifiuto, due umili animali, il bue e l’asino, gli offrono una mangiatoia che diventa culla, lo scaldano col loro fiato, e lo difendono con l’amore dei due giovani sposi. Dio, come la vita, resiste al rifiuto. La debolezza di Dio vince la forza di Cesare Augusto. Dio si fa riconoscere da chi non aveva diritto di parola, come i pastori, ritenuti impuri e peccatori. Questo Bambino fa nuovo tutto ciò che incontra e tutto ciò che tocca”.
Il messaggio del Vescovo invita tutti a muoversi e accogliere la speranza, anche nella notte più buia: “Chi non si lascia attirare dal sorriso di un bambino – ha concluso Marciante – chi non desidera la carezza dell’innocenza, non conosce la gioia. Dove ci sono i bambini c’è vita. Oggi nascono meno bambini, forse per questo aumenta la tristezza”.
Dio non salva il mondo con la forza, ma con la fragilità e la semplicità dell’amore, e che chi accoglie questa fragilità diventa parte della sua rivoluzione di pace.








