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Chiusura diocesana del Giubileo della Speranza, il vescovo Marciante: “Guidali Tu, Luce gentile: la famiglia come luce nel cammino della fede”

Chiusura diocesana del Giubileo della Speranza, il vescovo Marciante: “Guidali Tu, Luce gentile: la famiglia come luce nel cammino della fede”

Celebrata ieri, in Cattedrale a Cefalù, la Santa Messa di chiusura diocesana del Giubileo della Speranza, presieduta dal vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante. La celebrazione, che ha coinciso con la festa della Sacra Famiglia, ha offerto a tutta la comunità un momento di riflessione profonda sulla centralità della famiglia e sulla missione evangelizzatrice della Chiesa. Di seguito, pubblichiamo integralmente l’omelia del Vescovo.

L’omelia del vescovo Giuseppe: “Guidali Tu, Luce gentile”

Carissimi Fratelli e Sorelle,

La chiusura dell’Anno Giubilare nella festa della Sacra Famiglia ci offre un’indicazione teologica e pastorale ben precisa nell’entrare nella fase attuativa del nostro Sinodo. Ancora una volta ci accompagna il verbo della risurrezione “alzati” (egherthe). L’angelo del Signore avverte Giuseppe del pericolo che corre la sua famiglia e specialmente il bambino e perciò lo invita a destarsi dal sonno, a prendere con sé il Bambino e la Madre e a fuggire in Egitto. Trova eco questo verbo “alzati” nella fase attuativa del nostro sinodo, così come ho scritto nella lettera di presentazione del Libro del Sinodo di cui, a conclusione di questa celebrazione, ogni comunità ne riceverà una copia.

La missione che viene affidata a Giuseppe è quella di custodire in terra straniera, accompagnare, ristabilire la sua Famiglia nella Terra promessa dell’amore. La stessa indicazione ci viene data dal Sinodo: siamo chiamati a custodire la famiglia che oggi vive come in terra straniera perché abbandonata dalle istituzioni, indebolita dalle nuove leggi introdotte nell’ordinamento legislativo italiano, minacciata da un clima culturale lontano dalla fede in Dio e individualista. “Molte famiglie, nel silenzio, invocano dignitosamente solidarietà. La famiglia è in crisi” (Libro del Sinodo, p.71), perché è andato in crisi il fondamento dell’amore, il senso profondo della vita, perché in fondo è andata in crisi la fede. Senza la fede l’uomo diventa più triste.

È necessario riannunciare la bellezza del Vangelo della famiglia. Rievangelizzare le famiglie attraverso la testimonianza cristiana delle famiglie credenti. Nelle costituzioni è chiara l’indicazione: “La famiglia è il primo habitat educativo; come si trasmette la vita, così si comunica la fede. Nella famiglia si offre la prima evangelizzazione, dal momento che i primi catechisti sono i genitori” (57 §1). Abbiamo tenuto costantemente presente durante l’esperienza del Sinodo il cammino di Emmaus, che rappresenta il paradigma dell’iniziazione alla vita cristiana, attraverso l’incontro con il Signore, l’ascolto della Parola, la fractio panis e il mandato missionario.

Nel riflettere sulla pedagogia del Maestro, l’aspetto rilevante è, in primo luogo, che Gesù si avvicina ai due discepoli, cammina con loro e si interessa della loro storia. Gesù entra nella loro delusione e nella loro confusione per spiegargli le Scritture, riscaldarne il cuore e condurli davanti alla mensa Eucaristica. Tutto ciò li prepara e li stimola alla missione. Osservando la struttura della narrazione, abbiamo percepito un itinerario di maturazione della fede, o ancora, un processo di iniziazione alla conoscenza del Signore Gesù, che crea il discepolo missionario a partire dai seguenti elementi: l’incontro (imparare camminando con il Maestro), la parola (imparare ascoltando il Maestro) e la missione (imparare agendo con il Maestro).

Da ciò il Sinodo ha dedotto che la missione evangelizzatrice è assolutamente necessaria ed insostituibile per la Chiesa ed essa evangelizza innanzitutto con la testimonianza a cui segue il primo annuncio del Kerygma. «Il Kerygma, cioè l’annuncio che Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto per la salvezza di tutti gli uomini, è il fondamento di tutta la vita e l’azione della Chiesa». «Dal Kerygma scaturisce il primo annuncio che accende, in chi lo riceve, la scintilla della fede e dell’incontro, della relazione nuova con Dio in Gesù Cristo».

La famiglia è il primo e fondamentale luogo di iniziazione alla fede nel quale i coniugi, a partire dal loro alfabeto domestico e ordinario, introducono i figli al linguaggio, ai valori, alle tradizioni, alla fede, agli affetti e a tutto ciò che costituisce il loro corredo familiare. «Poiché poi le famiglie faticano a trasmettere la fede e potrebbero essere tentate di sottrarsi a tale compito, dobbiamo cercare di affiancarci senza sostituirci ad esse, facendoci compagni di cammino e offrendo strumenti per la ricerca di Dio. Si tratta, dobbiamo dirlo onestamente, di una pastorale che non ripete le cose di sempre, ma offre un nuovo apprendistato; una pastorale che diventa come una scuola capace di introdurre alla vita cristiana, di accompagnare le fasi della vita, di tessere relazioni umane significative e, così, di incidere anche nel tessuto sociale specialmente a servizio dei più poveri, dei più deboli».

Durante il Sinodo abbiamo più volte constatato la fragilità delle nostre famiglie. Seppur nelle nostre comunità permanga un numero rilevante di famiglie che vivono secondo la tradizione cattolica, ma non integrate nelle comunità ecclesiali e con un riferimento debole alla fede, ci accorgiamo che aumentano sempre le esperienze di coppie divorziate risposate, di coppie sposate solo con rito civile, di coppie conviventi, ma che chiedono i sacramenti per i loro figli. L’annuncio della fede deve raggiungere tutti nelle situazioni in cui si trovano. Nessuno può essere escluso. Per cui un cammino di iniziazione cristiana va proposto innanzitutto a coloro che presentano la richiesta dei sacramenti per i loro figli. Dinanzi a tali richieste constatiamo, purtroppo, l’assenza di proposte significative di iniziazione alla fede degli adulti.

Da quest’analisi scaturisce la scelta non più procrastinabile di rivolgere l’annuncio e la proposta di cammini di fede ai genitori o a chi presenta la richiesta dei sacramenti per i loro figli. Ciò significa capovolgere gli itinerari di iniziazione cristiana e della catechesi. Essi devono essere rivolti agli adulti che a loro volta sono chiamati a trasmettere la fede alla prole (LEONE XIV, ibidem).

Ma prima ancora, la proposta di una vita secondo la fede va rivolta già negli anni di preparazione al sacramento del matrimonio, e dovrà accompagnare tutti gli eventi della vita familiare. «La catechesi è rivolta ai genitori in quanto primi testimoni della fede. La famiglia è “il luogo favorevole” per far germogliare e crescere la fede dei bambini e dei ragazzi» (Ibidem 61§1). «L’azione pastorale della Chiesa raggiunge le famiglie mettendosi in atteggiamento di ascolto, facendosi prossimi alle loro difficoltà e fragilità» (Ibidem 61§2).

Il fondamento teologico che sostiene tale prassi arriva da molto lontano e precisamente dalla Chiesa delle origini. Il fondamento teologico di questa visione ecclesiologica è costituito dalla convinzione che la Chiesa è là dove è presente Cristo. S’incontra perciò nell’epoca proto-patristica l’idea che vi è Chiesa non solo dove si celebra l’Eucaristia e si vive la comunione tra i vescovi e le loro comunità, ma anche là dove una famiglia vive e trasmette la fede. Clemente di Alessandria arriva ad applicare in modo esplicito alla famiglia il detto di Mt 18,20: “E chi sono i ‘due o tre’ che si uniscono nel nome di Cristo, in mezzo ai quali è il Signore? Non allude forse, con quei ‘tre’, a marito, moglie e figlio, poiché la donna si unisce all’uomo per volere di Dio?” (Clemente Alessandrino, Gli Stromati. Note di vera filosofia, III, 10).

Giovanni Crisostomo, dopo avere esortato i padri di famiglia ad allestire nelle case non solo la mensa del corpo, ma anche quella della Sacra Scrittura, conclude: “Fate, ciascuno di voi, della vostra casa una Chiesa” (Giovanni Crisostomo, Sermone sulla Genesi 6,2; PG 54,607). “Fai della tua piccola casa una Chiesa. Dove infatti ci sono il salmo, la preghiera, i cantici dei profeti, non sbaglierà chi voglia chiamare tale riunione una Chiesa” (Giovanni Crisostomo, Omelia sulla Lettera ai Romani, 24,3; PG 60,626).

Oggi diciamo alle famiglie di venire in chiesa, ma in verità dovremmo dire di vivere la Chiesa nelle proprie case: anzi, le famiglie dovrebbero portare lo stile familiare dentro le comunità. Credo sia davvero necessario il recupero della Chiesa domestica; il recupero della famiglia come esperienza di Chiesa. Il recupero dell’esperienza di Chiesa vissuta in famiglia e nelle case ha una forte potenzialità missionaria, specialmente in ordine alla trasmissione della fede alle nuove generazioni. L’apporto della famiglia negli itinerari di iniziazione cristiana è ormai al centro delle scelte sinodali.

La famiglia, come ricorda il Concilio Vaticano II, è prima di tutto una scuola di umanizzazione: è l’ambiente primario che educa l’umano nelle sue forme, aiutando concretamente il bambino ad entrare con gradualità nelle trame relazionali della comunità familiare, civile e cristiana. La famiglia è il primo e fondamentale luogo d’iniziazione nel quale i coniugi, a partire dal loro alfabeto domestico e ordinario, introducono i figli al linguaggio, ai valori, alle tradizioni, alla fede, agli affetti e a tutto ciò che costituisce il loro corredo familiare. Gesù, non a caso, è cresciuto in una comunità domestica: in essa ha appreso le grammatiche umane e divine, cresceva in età, sapienza e grazia alla scuola di un uomo e di una donna che, a partire dal loro amore feriale e quotidiano, Gli hanno trasmesso i presupposti antropologici e teologici affinché imparasse a relazionarsi col mondo e con Dio.

L’alveo familiare rappresenta un’importante risorsa pastorale per la Chiesa per trasmettere alle generazioni future quel lieto annuncio che ha per fondamento l’umanizzazione del Verbo. Nell’intraprendere la fase attuativa del Sinodo, vi consegno al vento dello Spirito Santo perché vi guidi come guidò Giuseppe con Gesù e Maria nella notte della fuga dal male e nel giorno del ritorno alla terra promessa dell’amore:

Nella preghiera sentirete l’eco dell’inno del Card. John Henry Newman Lead, Kindly Light: «Guidali Tu, Luce gentile, attraverso il buio che li circonda, sii Tu a condurli! La notte è oscura e sono ancora lontani da casa, sii Tu a condurli! Sostieni i loro passi ancora vacillanti: io non ti chiedo di far vedere ciò che li attende all’orizzonte, basta un passo alla volta il primo passo sarà sufficiente a incoraggiarli nel cammino». Amen!

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