Ben 799 anni fa moriva San Francesco, il “poverello d’Assisi”, il santo serafico, il Patrono d’Italia. Quale che sia l’appellativo attribuitogli nel corso dei secoli, una cosa resta indiscutibile: Francesco d’Assisi è l’uomo della pace per eccellenza. Non a caso, era solito salutare con “Pace e Bene”, espressione che non è solo formula di cortesia, ma autentico programma di vita, capace di definire immediatamente l’identità del frate francescano e di trasmettere un messaggio universale che ancora oggi conserva tutta la sua forza.
In una delle preghiere a lui attribuite, Francesco scrive: “Fa’ di me uno strumento della Tua pace”. Non è una semplice invocazione, ma il desiderio profondo di farsi dono per gli altri, di incarnare la pace in ogni gesto, in ogni incontro, in ogni circostanza. E davvero Francesco diventerà ovunque uno strumento di pace, capace di trasformare i rapporti umani e di guardare al mondo con occhi di fratello. Non sorprende, allora, che nella sua Regola abbia inserito l’esortazione evangelica: “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa”. Un monito che rimane vivo e potente: la pace non è un concetto astratto, ma deve farsi annuncio concreto, entrare nelle case, toccare i cuori, plasmare la vita delle comunità.
La pace è, dunque, il filo conduttore dell’intera esistenza di San Francesco. Ed è la stessa pace che oggi il mondo intero invoca, spesso purtroppo senza trovarla. Secondo l’Uppsala Conflict Data Program, riportato da Oxfam Italia, nel 2025 si contano oltre cento conflitti armati: guerre civili, insurrezioni, violenze alimentate da povertà, disuguaglianze e violazioni dei diritti umani. Dati chiaramente drammatici, che raccontano un’umanità smarrita, e che dovrebbero scuotere le coscienze di chi alimenta la guerra, spesso usando la fame come arma. Ma cosa abbiamo davvero imparato dal passato? Davanti a tanta violenza, il richiamo di Francesco torna a ricordarci che la pace non è mai conquista politica, ma scelta personale e collettiva che nasce da dentro, dalla capacità di riconoscere i propri errori, aprirsi al prossimo, perdonare, accogliere.
Eppure, chi oggi è disposto a questo? Chi ha il coraggio di convertirsi davvero? Francesco non ci consegna un sogno irrealizzabile, ma un percorso praticabile da tutti. Le sue parole nel Cantico delle Creature ce lo rammentano: “Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore e sostengono infirmitate e tribulatione. Beati quelli kel’l sosterrano en pace, ka da te, Altissimo, saranno coronati”. Parole che parlano di perdono, di sostegno reciproco, di pace che resiste nelle prove.
Accanto al tema della pace, vi è un altro aspetto attualissimo del messaggio francescano: il rapporto con il Creato. Francesco non fu un pioniere dell’ecologia nel senso moderno del termine, ma la sua vita fu impregnata di un amore profondo e di un rispetto autentico, intimo per la natura, vista come riflesso della bontà di Dio. Ogni creatura, dal sole all’acqua, dal fuoco agli animali, era per lui sorella o fratello, parte di una fraternità universale in cui nulla è escluso. Nel Cantico, Francesco non si limita a contemplare la bellezza del creato: lo invita a unirsi in una lode corale a Dio, mostrando come la fraternità non si limiti agli uomini, ma abbracci tutto ciò che esiste. Un messaggio che oggi, in tempi di crisi climatica e devastazioni ambientali, appare più profetico che mai.
Ecco allora l’attualità di Francesco: il suo invito a custodire la casa comune, a vivere la fraternità universale, a camminare insieme come creature che si riconoscono sorelle. Non un’utopia, ma un cammino concreto che può portare armonia e futuro. Il prossimo anno ricorrerà l’ottavo centenario della sua morte, e l’Italia si prepara a celebrarlo. Lodevole l’iniziativa del governo di reintrodurre il 4 ottobre come festa nazionale dedicata a San Francesco, Patrono d’Italia, (che non diventi però un pretesto per speculazioni politiche) segno che la sua figura non appartiene solo al passato, ma incarna valori universali capaci di parlare anche all’oggi: pace, fraternità, solidarietà e rispetto per il creato.
In un mondo segnato da conflitti, disuguaglianze e nuove forme di solitudine, la voce di Francesco continua a risuonare limpida e profetica. Il suo saluto, “Pace e Bene”, non è un semplice augurio, ma un programma di vita, una via da percorrere. A ottocento anni dalla sua morte, il suo messaggio rimane attuale, necessario e urgente: non basta ricordare San Francesco, occorre diventare come lui strumenti di pace, custodi del creato e fratelli di ogni uomo.
Giovanni Azzara









Lascia un commento