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San Francesco torna “festa nazionale”: che sia un richiamo alla Pace e alla custodia del Creato sui passi del Poverello d’Assisi

San Francesco torna “festa nazionale”: che sia un richiamo alla Pace e alla custodia del Creato sui passi del Poverello d’Assisi

Ebbene si, adesso è ufficiale, o quasi: il 4 ottobre, giorno di San Francesco Patrono d’Italia, tornerà ad essere festa nazionale. La Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento con 247 voti favorevoli, 2 contrari e 8 astenuti, e ora la palla passa al Senato per l’approvazione definitiva. Una decisione quindi, che segna il ritorno di una celebrazione abolita nel 1977, quando si scelse di “laicizzare” ulteriormente lo Stato, sopprimendo alcune festività religiose.

La scelta appare chiara e volenterosa, non a caso il prossimo 4 ottobre ad Assisi, in occasione delle celebrazioni, sarà presente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli. Un segnale politico e culturale, che restituisce all’Italia una festa non solo religiosa, ma anche profondamente identitaria. San Francesco, infatti, non è stato soltanto una figura spirituale di enorme rilevanza: è anche il primo autore ad averci lasciato un testo poetico in volgare, il celebre Cantico delle Creature, considerato il primo testo in lingua italiana giunto fino a noi. Due elementi, dunque – la fede e la cultura – che rendono Francesco un simbolo universale, capace di unire credenti e non credenti.

Oggi, al di là degli aspetti politici che restano alle istituzioni, il ritorno della festa di San Francesco rappresenta un’occasione importante di riflessione, sicuramente da non farsi scappare. Francesco infatti, è più che mai attuale: basti pensare al suo amore per la natura, al rispetto e alla custodia della Terra, la nostra casa comune, che egli riconosceva come sorella e madre. E basti pensare al suo instancabile messaggio di pace: “sono veri pacifici – scriveva – coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l’amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo”.

Il Poverello d’Assisi, che a tal proposito si definiva “strumento di pace”, ci ricorda che il mondo non si costruisce con la violenza ma con la fraternità, con il dialogo e con la riconciliazione. In tempi difficili come i nostri, in cui si percepisce la minaccia di un nuovo e devastante conflitto mondiale, il suo invito risuona con ancora più forza: la pace non è un’utopia, ma un cammino da intraprendere con coraggio.

Non abbiamo potuto fare a meno di ascoltare le parole, nei giorni scorsi, dai potenti della Terra all’ONU. Sono apparse spesso vuote e prive di visione concreta, senza un vero e proprio approccio alla pace, in ultima analisi mostrano l’urgenza di tornare a modelli autentici di speranza. In tal senso, San Francesco, con la sua vita semplice e radicale, ci offre un’alternativa: guardare all’altro con mitezza, custodire il creato, difendere l’umanità.

La speranza, ora, è che la figura di San Francesco non rimanga confinata a celebrazioni liturgiche o istituzionali, ma diventi sempre più conosciuta e approfondita nelle scuole, nei luoghi di cultura, nei centri di aggregazione, affinché i suoi valori di pace, speranza e amore possano radicarsi nella società.

Perché rispettare l’umanità – come ci insegna il Santo di Assisi – significa salvare l’intera umanità.

Giovanni Azzara

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