Referendum giustizia: nessuno politicizzi la Chiesa, piuttosto si segua la via della partecipazione

Referendum giustizia: nessuno politicizzi la Chiesa, piuttosto si segua la via della partecipazione

In questi giorni, come abbiamo potuto vedere (Olimpiadi e Sanremo a parte), il dibattito pubblico è concentrato sul referendum in materia di giustizia, strumento previsto dalla Costituzione che consente ai cittadini di esprimersi direttamente su una proposta normativa. Nel confronto mediatico, tuttavia, non sono mancate letture imprecise – quando non forzate – circa la posizione della Chiesa Cattolica.

Opinionisti, financo alcune testate hanno infatti lasciato intendere un presunto schieramento ecclesiale in favore di una determinata scelta referendaria. Un’interpretazione che però non corrisponde alle comunicazioni ufficiali.

A fare chiarezza è intervenuta la Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, Vincenzo Corrado. La CEI non è entrata nel merito del quesito con indicazioni di voto. Ha invece rivolto un forte invito alla partecipazione responsabile, sottolineando l’importanza di un’informazione corretta e di una scelta compiuta in coscienza, sempre orientata al bene comune.

La questione referendaria viene infatti ricondotta all’ambito delle materie “opinabili”, secondo quanto richiamato dal Codice di diritto canonico e dalla Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede su alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica. In tali casi, si ricorda che non è corretto presentare la propria opinione personale come dottrina della Chiesa (cfr. can. 227).

L’intervento della CEI nel dibattito pubblico, è stato giustamente ribadito, avviene esclusivamente attraverso dichiarazioni ufficiali e su temi di fondo, come l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la centralità della persona, principi che costituiscono riferimento costante del magistero.

Dopo le polemiche seguite all’introduzione del cardinale Matteo Zuppi ai lavori del Consiglio Episcopale Permanente, la posizione è stata ulteriormente chiarita: nessuna indicazione di voto, ma richiamo ai principi e alla partecipazione. Su questioni che ammettono legittime diverse valutazioni, la Chiesa offre pertanto criteri di discernimento, non schieramenti politici. La maturità democratica dei fedeli si esprime nella responsabilità personale, non nell’attesa di direttive operative.

Per questo motivo, l’unico pronunciamento ufficiale sulle questioni referendarie resta il comunicato finale dell’ultima sessione del Consiglio Episcopale Permanente, nel quale si sottolineava l’importanza di recarsi alle urne, superando il clima di disimpegno e astensionismo.

È necessario, pertanto, evitare ogni tentativo di politicizzazione. Attribuire alla Chiesa prese di posizione che non ha espresso non giova né alla correttezza dell’informazione né alla serenità del confronto democratico. La CEI, come sempre, richiama i fedeli al dovere civico della partecipazione, senza indicare un esito da perseguire perché votare è un diritto e una responsabilità. L’astensionismo, al contrario, impoverisce la vita democratica. La Chiesa in ultima analisi non orienta verso una scelta di merito, ma invita ciascuno a formare la propria coscienza alla luce dei principi, nell’ottica del bene comune e del rispetto della persona.