, ,

Operai morti a Palermo, il vescovo Marciante richiama l’urgenza di sicurezza e dignità: “in gioco il valore della vita dei lavoratori”

Operai morti a Palermo, il vescovo Marciante richiama l’urgenza di sicurezza e dignità: “in gioco il valore della vita dei lavoratori”

Dopo l’ultima tragedia sul lavoro, avvenuta in via Ruggero Marturano a Palermo, dove due operai sono morti precipitando da una gru, interviene il vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante, delegato CESi (Conferenza Episcopale Siciliana) per i Problemi Sociali, il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato.

Il messaggio di S.E.R. il vescovo monsignor Giuseppe Marciante

“Il lavoro, dignitoso e sicuro, è e deve essere la priorità in Sicilia, dove si continua a morire sul posto di lavoro. Nel corso del 2025, secondo i dati forniti da Inail, sono stati 27.378 gli infortuni avvenuti in Sicilia, di cui 94 mortali. Nel corso del primo bimestre dell’anno in corso – ultimi dati che sono stati contabilizzati dall’Inail – sono stati denunciati 4.105 infortuni sul lavoro avvenuti nell’Isola, di cui 10 mortali. Ai 10 caduti del primo bimestre bisogna aggiungere altri casi registrati nei mesi successivi ma non ancora certificati ufficialmente e gli ultimi due operai morti ieri a Palermo, Daniluc Tiberi Un Mihai, cittadino romeno, e Najahi Jaleleddine, di nazionalità tunisina, che pare lavorassero senza contratto, senza tutele né coperture. Tra i settori più colpiti ci sono l’industria, i servizi, l’edilizia e l’agricoltura. Alcuni di questi incidenti sono avvenuti in itinere – durante il percorso casa-lavoro-casa – segno che nell’Isola è anche pericoloso recarsi al lavoro, vista la condizione delle strade. Gli ispettori del lavoro dovrebbero arrivare prima per verificare le norme di sicurezza e tutelare le vite dei lavoratori; purtroppo avviene che si presentino per constatare i motivi del loro decesso. Le indagini chiariranno responsabilità e omissioni, ma resta il dato di fondo: due uomini sono morti mentre lavoravano senza diritti e senza alcuna tutela. Garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro significa avere a cuore la custodia del capitale umano, della persona, che ha un valore inestimabile agli occhi di Dio, più di quello economico e dei profitti. La nostra coscienza è interpellata anche da quanti sono impegnati in modo irregolare nel cosiddetto lavoro nero o in condizioni non dignitose a causa dello sfruttamento, le cui vittime sono soprattutto gli immigrati, lavoratori invisibili e privi di tutele. Il primo articolo della Costituzione così recita: ‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro’, per dire che la prima forma di partecipazione democratica è esercitata dai lavoratori. Il nostro impegno deve essere costante perché sono in gioco innanzitutto il valore della vita dei lavoratori. Un ruolo decisivo nella tutela della sicurezza del lavoratore e delle sue condizioni di salute è assicurato dal mondo dell’imprenditoria, sia sotto il profilo dell’adozione delle misure protettive sia della vigilanza affinché esse siano rispettate e fatte rispettare. I sindacati rivestono un ruolo primario per la loro continua ricerca della giustizia sociale e sono chiamati a vigilare costantemente sulle condizioni di sicurezza sul posto di lavoro; sono interpellati a intensificare il loro impegno a tutela soprattutto delle professioni più logoranti per la salute o maggiormente esposte a rischio. Grazie a un’assunzione di responsabilità collettiva, a partire dalle istituzioni dello Stato, si può attuare quel cambiamento capace di riportare al centro del lavoro la persona, in ogni contesto produttivo”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *