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Marcia della Pace a Petralia Sottana, il vescovo Marciante: “Madonie terre di Pace, la guerra è logica di morte”

Marcia della Pace a Petralia Sottana, il vescovo Marciante: “Madonie terre di Pace, la guerra è logica di morte”

Le Madonie si confermano terra di pace e di rifiuto netto di ogni forma di guerra e violenza. È il messaggio forte che arriva da Petralia Sottana, dove nel pomeriggio di ieri, domenica 12 aprile, si è svolta la Marcia della Pace che ha coinvolto centinaia di partecipanti tra giovani e meno giovani, associazioni, scout, amministratori locali e mini sindaci, coordinati dall’Azione Cattolica di Cefalù. Presenti anche il rettore del seminario vescovile Don Calogero Cerami e i seminaristi, le forze dell’ordine e le associazioni di volontariato.

L’iniziativa è nata raccogliendo l’appello di Papa Leone XIV a vivere un momento di preghiera per la pace, nel solco di un messaggio che invita a fermare tutte le guerre e a costruire una “pace disarmata e disarmante”. Un invito, quello del pontefice rivolto ai fedeli ad unirsi spiritualmente, chiedendo di implorare dal Cristo Risorto il dono della riconciliazione.

Il corteo, partito da Bivio Madonnuzza ha poi raggiunto la chiesa madre di Petralia Sottana, dove i partecipanti sono stati accolti dal nostro vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante, dal vicario per il settore Alte Madonie don Domenico Sausa e dai parroci don Giuseppe Murè e don Giuseppe Garofalo. Presente, durante la celebrazione, anche la confraternita Maria Santissima della Misericordia di Dio di Petralia Sottana. Dopo un momento di confronto e dibattito sul significato della marcia a margine di quest’ultima e sulle attuali crisi internazionali, è stata celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo Giuseppe, che nell’omelia ha offerto una riflessione profonda sul Vangelo di Giovanni nel giorno di Pasqua.

Richiamando la scena del sepolcro vuoto, il presule ha sottolineato come i segni lasciati – i teli e il sudario – diventino per il discepolo amato la prova che “la morte è stata vinta” e che inizia la fede nella Risurrezione. Marciante ha poi richiamato l’immagine dei discepoli chiusi nel cenacolo “per paura”, leggendo in quella condizione il segno di un mondo segnato da violenza, egoismo, menzogna e ingiustizia, “il clima che si crea quando si entra in una logica di guerra”. Da qui l’invito a una Chiesa capace di uscire dalle chiusure e affrontare il mondo con coraggio, sull’esempio di Tommaso e soprattutto della testimonianza del Papa, capace – ha sottolineato – di affrontare temi difficili e di richiamare con forza la causa della pace. “La guerra – ha affermato il il vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante – appartiene a una logica di morte, mentre il Risorto è il Signore della vita”. Per questo, ha aggiunto, oggi più che mai appare evidente quanto il conflitto armato sia “assurdo e anacronistico”.

Ampio spazio anche al significato dei segni della Risurrezione: le mani e il fianco di Cristo diventano per il presule il simbolo di una vita donata, capace di guarire e di generare vita, in contrapposizione a ogni forma di violenza. Il cuore dell’omelia è stato poi dedicato al tema della pace come responsabilità concreta: “Dobbiamo convincerci che la pace dipende anche da noi”, ha ribadito il vescovo, definendo la testimonianza dei fedeli riuniti un gesto profetico contro la rassegnazione alla guerra.

Marciante ha inoltre sottolineato il valore della preghiera e dell’impegno personale e comunitario, fino a richiamare la possibilità di scelte forti come l’obiezione di coscienza, nella prospettiva di un mondo che rifiuti la logica del conflitto. “Se gli uomini rifiutassero la guerra – ha detto – sarebbe un segno profetico potente per costruire la pace”. Infine, il richiamo alla missione della Chiesa: annunciare il Vangelo come via per la pace. Dove il Vangelo è vissuto, ha ricordato il vescovo, “regnano la pace e la fraternità”, mentre il rifiuto dei suoi valori apre spazio a paura e violenza.

Il vescovo ha inoltre lanciato un ulteriore appello diretto ai sindaci del territorio, proponendo un gesto simbolico ma dal forte valore civile e morale, sulla scia di quanto detto durante l’incontro con gli amministratori del territorio madonita ad Assisi: l’affissione all’ingresso dei comuni di una targa pubblica con la scritta che il rispettivo Comune “ripudia la guerra”. Anche il presidente del Parco delle Madonie, Giuseppe Ferrarello, si è unito all’appello di pace del vescovo, sottolineando il valore dell’iniziativa come segno concreto di impegno civile e comunitario per la costruzione di una cultura del dialogo e del rifiuto di ogni forma di violenza, in piena sintonia con lo spirito della marcia e con il messaggio lanciato dalle comunità madonite.

Un’iniziativa che si traduce in segno visibile e permanente dell’impegno delle comunità locali per la pace, rendendo esplicito il rifiuto di ogni forma di conflitto e violenza come principio fondante della vita civile.

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