Il Vescovo Marciante a Polizzi Generosa dopo gli incendi: «Mancano visione e prevenzione, cambiamento climatico tema prioritario»

Il Vescovo Marciante a Polizzi Generosa dopo gli incendi: «Mancano visione e prevenzione, cambiamento climatico tema prioritario»

Ancora un’estate in fiamme. Ancora temperature estreme, vento di scirocco, incendi che divorano boschi e campagne e arrivano a minacciare i centri abitati. Ancora una volta le Madonie si ritrovano a fare i conti con la fragilità di un territorio che, anno dopo anno, sembra diventare sempre più vulnerabile.

L’ultimo fine settimana ha lasciato una ferita profonda soprattutto a Polizzi Generosa, dove le fiamme hanno interessato vaste porzioni di territorio arrivando nuovamente a lambire il centro abitato, in particolare il quartiere di San Pietro. Una situazione di emergenza che ha richiesto l’intervento interforze di Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Protezione Civile, forze dell’ordine, volontari e mezzi aerei.

Tuttavia, quando il fuoco si spegne e rimangono soltanto cenere, vegetazione bruciata e terreno annerito, comincia un’altra fase. Quella delle domande. E questa volta a porle sono, con accenti diversi ma con una preoccupazione comune, il vescovo di Cefalù, S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante, e il sindaco di Polizzi Generosa, Gandolfo Librizzi.

La visita del Vescovo a Polizzi Generosa

Questa mattina monsignor Marciante ha fatto visita alla comunità di Polizzi Generosa, accompagnato dal Sindaco Librizzi, dai parroci don Santino Scileppi, don Salvatore Spagnuolo e don Domenico Sausa, Vicario pastorale per il Settore Alte Madonie. Una visita che ha avuto innanzitutto il significato della vicinanza della Chiesa a una comunità provata, ma che si è trasformata anche in un momento di riflessione su una questione che non riguarda soltanto Polizzi e neppure soltanto la Sicilia.

Il vescovo ha infatti sottolineato la presenza ormai costante del cambiamento climatico, invitando a non negare una realtà che produce conseguenze sempre più evidenti. «Dobbiamo ammettere e non negare che il cambiamento climatico c’è e bisogna porre rimedi», ha affermato. Secondo Marciante, sarebbe riduttivo pensare che una questione di questa portata possa essere risolta esclusivamente a livello locale. «I rimedi non li può porre solo Polizzi Generosa», ha spiegato, richiamando la necessità di una riflessione che coinvolga livelli territoriali, nazionali e internazionali. Il vescovo ha quindi allargato il discorso alle scelte politiche ed economiche che incidono sugli equilibri ambientali mondiali, sottolineando come il tema climatico non possa essere affrontato senza considerare anche gli interessi economici e le grandi scelte energetiche.

Il punto, però, è soprattutto prendere coscienza di ciò che sta accadendo: «la prima cosa è la presa di coscienza che il tema climatico è un tema prioritario», ha detto Marciante. Una presa di coscienza che, nelle parole del vescovo, deve essere accompagnata da una conoscenza seria e scientifica dei fenomeni. «Noi cristiani dovremmo avere una coscienza generale, ampia, scientifica anche dei problemi. Non possiamo soltanto reagire per sentimento o per ideologia o per partito preso». «Manca la visione e manca la prevenzione. Queste sono le cose importanti», ha affermato monsignor Marciante.

Il vescovo ha ricordato di avere già sollevato la questione negli anni passati, ribadendo di non voler attribuire la responsabilità a una singola parte politica. «Non sto dando colpa a un governo o a un altro governo, perché ne sono passati tanti, di governi, di colori diversi, ma la situazione è sempre la stessa». Il problema, dunque, non sarebbe soltanto nella gestione dell’emergenza, ma nella capacità di programmare. «Noi siciliani siamo quelli che stiamo ammazzando la Sicilia, noi stessi, con le nostre mani», ha detto il vescovo.

Una frase dura, ma che nelle intenzioni del vescovo assume soprattutto il valore di un esame di coscienza collettivo. Amare la Sicilia, ha spiegato, significa anche prendersi cura concretamente del territorio. Dal cittadino che deve mantenere puliti i propri terreni fino alle istituzioni che devono mettere in campo politiche di prevenzione. Perché la fragilità del territorio non nasce soltanto dagli incendi. C’è anche lo spopolamento delle aree interne, l’abbandono delle campagne, la progressiva perdita di quella cultura della cura del territorio che per secoli ha accompagnato la vita delle comunità madonite. «Se un territorio viene abbandonato, certamente il territorio non ha più cultura», ha osservato Marciante, collegando il fenomeno dello spopolamento alla tutela ambientale.

Ecco perché un territorio abitato, curato e conosciuto è un territorio più facilmente controllabile e più facilmente difendibile. Un territorio abbandonato, diversamente, rischia di diventare progressivamente più fragile.

Le parole del sindaco Librizzi

Le parole del vescovo arrivano a poche ore dalla lunga riflessione affidata dal sindaco di Polizzi Generosa, Gandolfo Librizzi, alla propria pagina Facebook. Il sindaco racconta le ore dell’emergenza senza nascondere la drammaticità delle scene vissute. «È facile pontificare senza essere stati dentro una dinamica del genere», scrive. Quando le fiamme sono alte, quando lambiscono le abitazioni e le persone fuggono tra paura, urla e pianti, «la prima cosa da fare è… restare lucidi e spegnere l’incendio». «Resta però una riflessione di fondo che occorre avere il coraggio di fare tutti insieme sulla prevenzione», scrive Librizzi.

Il sindaco parla della necessità di mettere i Comuni nelle condizioni di intervenire, evitando che ogni emergenza diventi una corsa alla ricerca di risorse e mezzi. E soprattutto chiede alle istituzioni superiori di non lasciare soli i territori. «Per favore, metteteci nelle condizioni di difenderci, di non essere lasciati soli e a mani nude a combattere, ogni giorno, con un’emergenza dietro l’altra», scrive.

A Ciminna, si è recato anche l’arcivescovo di Palermo, S.E.R. monsignor Corrado Lorefice si è recato a Ciminna per celebrare l’Eucarestia, a seguito del vasto incendio che ha colpito la città. In precedenza l’Arcivescovo aveva sentito telefonicamente il primo cittadino di Ventimiglia di Sicilia e i parroci delle due città. 

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