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Sicilia in fiamme, il grido rimasto inascoltato: “Gli incendi tolgono il futuro”, l’appello del Vescovo Marciante è ancora drammaticamente attuale

Sicilia in fiamme, il grido rimasto inascoltato: “Gli incendi tolgono il futuro”, l’appello del Vescovo Marciante è ancora drammaticamente attuale

Ebbene si, diciamocelo chiaramente. In Sicilia abbiamo un problema. Uno dei tanti, certo, ma senza alcun dubbio uno dei più devastanti. Ed è un problema che, proprio per le dimensioni relativamente contenute della nostra isola, potrebbe essere affrontato con maggiore efficacia rispetto a quanto accade nelle immense foreste del Canada, negli sconfinati territori della Spagna o nella vastità della foresta amazzonica. Parliamo chiaramente degli incendi.

Ogni estate la storia si ripete. Ettari di boschi distrutti, aziende agricole devastate, abitazioni minacciate, animali uccisi, paesaggi devastati e in certi casi anche cancellati. E puntualmente ci indigniamo. Ma la domanda da porsi è un’altra: perché indignarsi se troppo spesso chi vede un incendio nascere, o assiste a comportamenti sospetti, sceglie il silenzio? Perché l’omertà continua a essere una delle più grandi alleate di chi devasta il nostro territorio? E ancora: cosa facciamo realmente per prevenire tutto questo?

In Sicilia, dagli ultimi cittadini fino ai rappresentanti delle istituzioni, di qualunque appartenenza politica, il tema degli incendi sembra diventare prioritario soltanto tra giugno e settembre. Come se il problema esistesse esclusivamente nei mesi estivi. Finita la stagione, cala il silenzio. Si rimanda tutto all’anno successivo, nella speranza che il prossimo sia migliore. Possibile che ci siamo davvero ridotti a questo?

Viene inevitabilmente in mente una delle riflessioni più celebri contenute ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: «I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti». Una provocazione letteraria assolutamente necessaria e che, osservando ciò che accade ogni estate, continua a far riflettere. La realtà è che il problema degli incendi rischia di diventare strutturale se non si interviene durante tutto l’anno.

Anzitutto c’è il cambiamento climatico, che prolunga i periodi di siccità, aumenta le temperature e rende la vegetazione sempre più vulnerabile. A questo si aggiunge un dato particolarmente allarmante: secondo il Corpo Forestale della Regione Siciliana, almeno il 70% degli incendi avrebbe origine dolosa. Individuare i responsabili resta estremamente difficile e gli arresti sono soltanto una minima parte rispetto al numero dei roghi che ogni estate devastano l’isola.

Accanto all’azione criminale emergono inevitabilmente anche criticità strutturali: una prevenzione spesso insufficiente, nonostante le campagne di sensibilizzazione; numerosi Comuni che ancora non aggiornano regolarmente il catasto degli incendi, rendendo necessario l’intervento di un commissario regionale; risorse economiche limitate per dotare il sistema antincendio di mezzi terrestri e aerei sempre più moderni e capaci di operare anche in condizioni meteorologiche particolarmente difficili. Le ondate di calore sempre più intense e i venti caldi che negli ultimi anni interessano la Sicilia rendono infatti ogni intervento ancora più complesso, come dimostrano anche gli episodi registrati in questi giorni. Con giornate caldissime e notti sahariane, oltre che tropicali in certi casi.

A tutto questo si aggiunge un altro tema che merita una riflessione: l’efficacia delle norme e delle sanzioni nei confronti di chi provoca incendi boschivi. Il contrasto ai piromani richiede strumenti investigativi, prevenzione, controlli e un sistema sanzionatorio fortemente aspro, che sappia svolgere una reale funzione deterrente. Distruggere il creato è un omicidio nei confronti della nostra casa comune. Sono fattori che, se affrontati solo in parte o con interventi frammentari, rischiano di trasformare quella degli incendi in un’emergenza permanente, accelerando processi già evidenti come la desertificazione, il degrado ambientale e lo spopolamento delle aree interne.

Di cosa ci stupiamo, allora, se tanti giovani scelgono di lasciare questa terra?

Già il 2 agosto 2021 il Vescovo di Cefalù, S.E.R. Monsignor Giuseppe Marciante, delegato della CESi per i Problemi Sociali, il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, scriveva: «Gli incendi non solo feriscono il volto bello e buono della terra, ma tolgono il futuro a intere generazioni che, attraverso le risorse naturalistiche in nostro possesso, avevano progettato occasioni di lavoro e di sviluppo, in particolare per i territori delle nostre aree interne. Seppur rimangono insoluti i dubbi circa il movente di tali atti delittuosi, ci appelliamo alla coscienza di ogni donna e uomo perché si assumano nuovi stili di vita e perché ogni comunità cristiana e tutta la società civile rafforzino il proprio impegno nella custodia e nella salvaguardia del Creato». Parole che, a distanza di anni, conservano tutta la loro drammatica attualità.

Secondo gli ultimi aggiornamenti della Protezione civile regionale, negli ultimi giorni numerosi incendi hanno interessato diversi territori siciliani, tra cui Castronovo di Sicilia, Cammarata, Altofonte, Caccamo, San Giuseppe Jato, Camastra, Bivona, Agrigento, Raffadali, Enna, Caltanissetta, Campofranco, Misterbianco, Acireale, Santa Maria La Stella, Palagonia, Aci Sant’Antonio, Caltagirone, Adrano, Bronte, Marsala, Marinella di Selinunte, Poggioreale, Santa Croce Camerina e Vittoria. In alcuni casi le fiamme hanno minacciato abitazioni, infrastrutture strategiche e impianti essenziali. Sono numeri che ci devono far riflettere.

La Sicilia ha bisogno di una politica della prevenzione che duri dodici mesi l’anno, non novanta giorni. Lo ripete da tempo anche il Vescovo Marciante: prevenire significa proteggere il territorio, custodire il creato e garantire un futuro alle nuove generazioni.

Questa isola non può, e non deve essere lasciata nelle mani di chi alimenta distruzione, paura e degrado. Difendere il patrimonio naturale, ambientale e culturale della Sicilia significa difendere la sua storia millenaria, la sua identità e il diritto dei nostri giovani a costruire qui il proprio domani, partendo da ognuno di noi, con coraggio e determinazione.

Giovanni Azzara

Una risposta a “Sicilia in fiamme, il grido rimasto inascoltato: “Gli incendi tolgono il futuro”, l’appello del Vescovo Marciante è ancora drammaticamente attuale”

  1. Avatar Anna Costamante
    Anna Costamante

    Un articolo davvero ben scritto che rispetta, nelle parole del Vescovo, la realtà dei fatti. La tristezza è che le autorità e neanche noi cittadini facciamo qualcosa per rispettare e salvaguardare l’ambiente in cui viviamo e nel quale dovrebbero vivere i nostri figli. I miei sono andati già via dalla Sicilia e questo continuo depauperamento umano sarà il male più grande per il futuro di questa terra, culturalmente sottosviluppata

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