Nel pomeriggio di oggi, Giovedì 2 aprile, nella Basilica Cattedrale di Cefalù, il nostro vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante ha presieduto la Messa “In Coena Domini”, che apre il Triduo Pasquale e fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio.
Nel corso dell’omelia, il Vescovo ha proposto una riflessione sul significato della Pasqua, letta come passaggio tra un “inizio” e un “compimento”. Richiamando l’Esodo, ha sottolineato come all’origine della vita del popolo di Israele vi sia la libertà donata da Dio: «All’inizio di tutto ciò che noi siamo c’è la libertà che Dio ci dona». Una libertà che, ha spiegato, va distinta dal libero arbitrio: Dio non toglie mai all’uomo la capacità di scegliere, ma lo libera continuamente dalle schiavitù interiori che lo imprigionano.
Il Vescovo ha quindi indicato il compimento, illuminato dalle parole del Vangelo di Giovanni: «Li amò fino alla fine», intesa come pienezza. «Alla fine della nostra vita c’è l’amore», ha affermato, ricordando che non è la morte l’ultima parola, ma l’amore donato e condiviso, capace di risorgere.
Al termine dell’omelia si è rinnovato l’antico gesto della lavanda dei piedi, segno concreto del servizio e dell’amore fraterno, che richiama il comando di Gesù: «Vi ho dato un esempio». Il “come” dell’amore cristiano trova il suo fondamento nell’Eucaristia, dove il pane e il vino diventano segno concreto del dono totale di Cristo. Un amore che si fa vita e chiede di essere vissuto con concretezza: «È necessario amare con il corpo, perché l’amore è corposo».
Marciante ha infine invitato a vivere la libertà ricevuta come dono orientandola all’amore: «Non pentiamoci mai di amare». Un’esortazione che introduce la comunità nel cuore del Triduo Pasquale.
Salvatore Varzi








