La festa di Tutti i Santi come occasione per riscoprire il valore della memoria, della fede e delle tradizioni che attraversano la storia delle comunità. È stato questo uno dei temi al centro dell’omelia pronunciata da S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù, che il 1° novembre ha presieduto la celebrazione eucaristica nella Chiesa Madre di Alia, in occasione della solennità di Tutti i Santi.
Ad accogliere il Vescovo è stato il parroco, don Antonino Vicari, insieme al sindaco Guccione e alle autorità civili e militari presenti. Una celebrazione che ha riunito la comunità attorno a un momento di preghiera e riflessione, nel quale il ricordo dei santi si è intrecciato con quello delle persone care che hanno lasciato un segno nella vita di ciascuno. Marciante ha infatti ricordato che la santità non riguarda soltanto le figure riconosciute ufficialmente dalla Chiesa, ma anche tante persone rimaste sconosciute, che con la loro vita hanno saputo donare amore, attenzione e testimonianza. «Non soltanto i santi che conosciamo, ma anche quelli che non conosciamo», ha sottolineato, richiamando il passo dell’Apocalisse che parla di una moltitudine immensa.
Nel corso dell’omelia il Vescovo ha invitato quindi a guardare alla santità come a una chiamata rivolta a tutti i cristiani. Il Battesimo, ha spiegato, introduce ciascuno nella comunità dei santi, perché appartenere a Cristo significa essere santificati e chiamati a vivere secondo il Vangelo. «La santità non è un privilegio per pochi eletti: è una porta aperta per ciascuno di noi», ha ricordato, precisando che non si tratta di una perfezione raggiunta con le sole forze umane, ma di un dono da accogliere, lasciandosi guidare dalla grazia di Dio.
Un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato alle tradizioni siciliane legate alla commemorazione dei defunti, che il Vescovo ha invitato a custodire e tramandare. Marciante ha rievocato alcuni ricordi della propria infanzia, quando l’attesa dei doni portati dai defunti rappresentava per i bambini un momento di gioia e di meraviglia. I piccoli si addormentavano aspettando ciò che avrebbero trovato il mattino seguente, mentre gli adulti preparavano quei doni nel silenzio della notte. Un ricordo personale che si è trasformato in una riflessione sul modo in cui, nella cultura siciliana, il rapporto con la morte è stato tradizionalmente accompagnato da gesti, consuetudini e segni di affetto. Anche i dolci tipici, preparati in occasione della ricorrenza, appartengono a un patrimonio di usanze che racconta il legame tra le generazioni e il desiderio di mantenere viva la memoria di chi non c’è più.
«Questo era il rapporto con la morte, con i defunti: un rapporto gioioso, bello», ha osservato Marciante, richiamando il valore di quelle consuetudini familiari e popolari. Da qui l’invito a non abbandonare le tradizioni, ma a trasmetterle ai più giovani, senza lasciarsi attrarre da consuetudini estranee alla storia e all’identità delle comunità. La memoria dei defunti, ha ricordato, non è soltanto nostalgia: è anche riconoscenza per il bene ricevuto e consapevolezza di un legame che continua a vivere nel cuore. «Fino a quando mia madre sta nel mio cuore, mia mamma è viva, mio papà è vivo», ha detto il Vescovo, affidando a un ricordo familiare il significato più profondo della commemorazione. La fede cristiana, ha aggiunto, non si ferma alla paura della morte, ma annuncia la bellezza della risurrezione e la vita che non finisce nell’amore di Dio.
Marciante ha ricordato anche alcuni sacerdoti legati alla comunità di Alia, invitando i fedeli a pregare per il dono di nuove vocazioni alla vita sacerdotale. «Abbiamo bisogno di nuovi sacerdoti», ha affermato, sottolineando che le vocazioni sono un dono da chiedere nella preghiera e da accompagnare con la responsabilità dell’intera comunità ecclesiale. Nella parte conclusiva dell’omelia il richiamo alla speranza e alla fiducia in Dio. La santità, ha spiegato, non richiede gesti straordinari, ma la scelta quotidiana di vivere il Vangelo, camminare con Gesù e riconoscere il valore unico di ogni persona. «La tua vita non è intercambiabile. Sei unico e irripetibile», ha ricordato, invitando ciascuno a non sentirsi incapace o inutile e a riscoprire il proprio posto nel progetto di Dio.









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