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«Chi è Francesco?»: la riflessione delle Clarisse di Castelbuono dopo la visita delle reliquie del Poverello d’Assisi

«Chi è Francesco?»: la riflessione delle Clarisse di Castelbuono dopo la visita delle reliquie del Poverello d’Assisi

In occasione della recente permanenza delle reliquie di San Francesco d’Assisi a Castelbuono, che dal 31 maggio al 3 giugno hanno richiamato centinaia di fedeli e pellegrini nella cittadina madonita, le Sorelle Povere del Monastero S. Maria degli Angeli
di Castelbuono hanno voluto affidare al nostro giornale diocesano una riflessione spirituale sul significato della presenza del Poverello d’Assisi nel cuore della Chiesa e della gente.

I giorni della venerazione delle reliquie sono stati caratterizzati da una partecipazione intensa e composta: la chiesetta del monastero è rimasta aperta per accogliere senza sosta i fedeli, tra momenti di preghiera, silenzio e commozione, segno di un affetto che attraversa i secoli e continua a rendere San Francesco una delle figure più amate del cristianesimo.

Partendo proprio da questa esperienza, le clarisse del Monastero di Santa Maria degli Angeli propongono una meditazione che va oltre la cronaca dell’evento e si trasforma in una domanda rivolta a ciascuno: chi è davvero Francesco e perché la sua testimonianza continua a parlare con tanta forza al mondo di oggi?

Pubblichiamo quindi la lettera che le Sorelle Povere hanno indirizzato ai fedeli, attraverso Il Cefalino, certi che le parole del Santo di Assisi, attraverso la sensibilità della spiritualità francescana, possano offrire un’occasione di riflessione sui grandi temi della fraternità, della pace, della povertà evangelica, della custodia del creato e dell’amore per Cristo e per la Chiesa. Buona lettura!

Lettera dal Monastero: FRANCESCO – Vero amante e imitatore di Lui1

Carissimi,

dal 31 maggio al 3 giugno 2026, abbiamo avuto la gioia di custodire una reliquia del santo padre Francesco. Non è la prima volta che il Poverello d’Assisi viene a visitare il nostro Monastero e la cittadina di Castelbuono: durante il centenario delle stimmate, nei giorni 6 e 7 febbraio 2024 abbiamo venerato, nella nostra chiesetta, la reliquia del sangue di Francesco. Sia allora che nei giorni appena trascorsi, con nostra grande meraviglia, il serafico padre ha attratto un fiume di gente che è venuta a rendergli omaggio. Come consueto, la nostra chiesetta è rimasta aperta durante tutte le ore del giorno e la visita dei fedeli non è mai cessata, nemmeno durante le ore più calde.

Gente in preghiera, code interminabili, silenzi, pianti…

Ma chi è Francesco? Perché tutto questo “chiasso” intorno a Lui? Francesco era piccolo, forse anche non bello d’aspetto, come ci raccontano le biografie, ma già i suoi contemporanei lo acclamavano, cercavano e se lo contendevano.

Francesco è l’uomo della fraternità.

Una fraternità universale, che nasce dalla consapevolezza di avere Dio come Padre; per Francesco non c’è più ebreo o greco, schiavo o libero, uomo o donna, del nord o del sud, bianco o di colore, dell’est o dell’ovest, di Israele o di Gaza, della Russia o dell’Ucraina, europeo o statunitense, di destra o di sinistra: ma tutti sono uno, in Cristo Gesù. Non una fratellanza che rende uguali e annulla le differenze, ma che le mette insieme per esaltarne la bellezza.

Francesco è l’uomo della povertà.

La povertà che non è miseria, ma condivisione. È consapevolezza che nulla ci appartiene, nulla ci è dovuto, perché tutto è dono. La povertà di Francesco è libertà dalla schiavitù delle cose, dell’avere che infonde paura, sospetto, invidie e rende il prossimo da fratello, un’entità da combattere, da eliminare, annullandogli, talvolta, anche la dignità. Come la storia e purtroppo anche il triste scenario attuale del mondo, ci insegnano.

Francesco è l’uomo dell’amore per il creato, spesso calpestato e ignorato dai più.

È l’autore del Cantico delle creature, colui che parlava con gli animali, che rabboniva i lupi, che chiamava il sole “fratello” e la morte “sorella”. Un uomo che definiremmo “strano” e che invece era semplicemente un uomo grato: grato al Creatore di ogni cosa, poiché era consapevole che quanto ci circonda, compresa l’intelligenza da cui proviene il progresso, viene da Dio. E va rispettato come dono di Dio, non ci appartiene e va custodito. E va anche restituito.

Francesco è l’uomo del servizio. Ciascuno di noi ha dei talenti donati dal Signore gratuitamente, non per spadroneggiare, dominare, umiliare gli altri, ma per restituirli a Dio, mettendoli a servizio dei fratelli. Francesco è vivo nel cuore della gente, perché l’uomo è nel cuore di Francesco!

1 Dal Testamento di S. Chiara, v.5.

Francesco vive nel cuore della gente perché è vero, è semplice, è umile, anche lui piagato, malato, sofferente; povero e amante dei poveri, compagno e amico dei fratelli più deboli, degli esclusi dagli onori e dagli agi, dei piccoli invisibili di ieri e di oggi che difficilmente trovano ristoro in una società che preferisce l’apparire all’essere.

L’uomo è nel cuore di Francesco, perché nel suo cuore c’è il Signore Gesù Cristo!

Allora possiamo concludere che il poverello d’Assisi non ha nessuna idea originale!

Esatto, Francesco è monotematico, un solo pensiero, una sola idea, un solo progetto, un solo desiderio: il Vangelo del Signore Gesù Cristo. Francesco ha vissuto con la passione del Verbo di Dio, col desiderio di ascoltare la sua Parola, custodirla nel cuore e attuarla nelle opere.

Per questo è un uomo nuovo.

Per questo da lui traspare una bellezza che spiazza, attrae e supera il tempo.

A tutti i cristiani che si avvicinano a Lui e gli chiedono consiglio di vita, Francesco presenta il Vangelo; così nascono i tre ordini francescani, il cui incipit delle rispettive regole è identico: la vita dei frati minori è osservare il santo Vangelo; la vita delle sorelle povere è osservare il santo Vangelo; la vita dei francescani secolari è osservare il santo Vangelo.

Abbiamo la grazia di avere degli scritti di Francesco: le regole, diverse lettere, le ammonizioni, le preghiere; se le andiamo a curiosare, vi scopriremo una sovrabbondanza di citazioni evangeliche, o di parafrasi evangeliche talora giustapposte una dopo l’altra!

Ne citiamo solo qualche piccolo stralcio, aprendo, così, lo scrigno del cuore di Francesco.

Non sono venuto per essere servito, ma per servire. Coloro che sono costituiti sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell’ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all’ufficio di lavare i piedi ai fratelli. E quanto più si turbano se viene loro tolta la prelatura che se fosse loro tolto il compito di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per se´ un tesoro fraudolento a pericolo della propria anima. (Ammonizione IV)

Nessun fratello al mondo, che abbia peccato quanto poteva peccare, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso. (Dalla lettera a un ministro)

Beati i pacifici…; beati i puri di cuore, …; beato il servo il quale non si ritiene migliore, quando viene magnificato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. (Dalle Ammonizioni XIII, XV, XVI, XIX)

E colui il quale è ritenuto maggiore, sia come il minore e servo degli altri fratelli, e nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli usi e abbia quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di lui, qualora si trovasse in un caso simile. (Dalla lettera ai fedeli)

Beato il servo che è capace di amare e temere il suo fratello quando è lontano da lui, allo stesso modo di quando si trova insieme con lui, e non direbbe dietro le sue spalle cosa alcuna che non possa dire con carità in sua presenza. (Ammonizione XXV)

Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricambiargli il servizio, quanto l’ama quando è sano, e può ricambiarglielo. (Ammonizione XXIV)

E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamo grazie a lui, dal quale procede ogni bene. E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio abbia, e gli siano resi ed egli stesso riceva tutti gli onori e la riverenza, tutte le lodi

e le benedizioni, ogni rendimento di grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed egli solo è buono. E quando vediamo o sentiamo maledire o fare del male o bestemmiare Dio, noi benediciamo e facciamo del bene e lodiamo Dio, che è benedetto nei secoli. (Dalla Regola non bollata)

Francesco ci invita all’amore e alla riverenza per tutti i sacerdoti.

E non voglio considerare in loro (nei sacerdoti) il peccato, poiché in essi io discerno il Figlio di Dio… e faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri. (Dal Testamento)

E infine, a proposito del suo amore smisurato per l’Eucarestia, di cui non si può tacere, cito solo un sublime esempio dalla Lettera a tutto l’Ordine:

Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre.

Questo è Francesco, una ventata di aria fresca nel fuoco di discordie, competizioni, ambizioni, paure, falsi miti, disseminati nel mondo. Mirabile, nel suo saper scandagliare l’animo umano, le sue debolezze e le sue meraviglie. Francesco, amante dell’uomo, perché amante di Cristo Gesù, che

rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione. (Gaudium et spes 22)

Le sorelle povere del Monastero S. Maria degli Angeli di Castelbuono

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