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Cefalù archeologica, le città sotto la città: all’Osterio Magno la mostra dedicata alla ricerca di Amedeo Tullio

Cefalù archeologica, le città sotto la città: all’Osterio Magno la mostra dedicata alla ricerca di Amedeo Tullio

Sotto la Cefalù che oggi conosciamo, quella dei monumenti normanni, della pietra lumachella, delle strade del centro storico, delle chiese e dei palazzetti nobiliari, esiste una città più antica, costruita, ricostruita e trasformata nei secoli, della quale restano tracce spesso nascoste sotto gli edifici e nelle stratificazioni del tessuto urbano. È a questa dimensione meno visibile della storia cittadina che è dedicata la mostra “Cefalù archeologica: Le città sotto la città. Amedeo Tullio. Gli studi e la ricerca archeologica”, inaugurata all’Osterio Magno. L’iniziativa è promossa dall’Archeoclub d’Italia, sede di Cefalù, insieme alla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, con la collaborazione della Diocesi di Cefalù e della Cooperativa Sociale “Il Segno”. Il percorso espositivo raccoglie una selezione dei materiali emersi dalle ricerche archeologiche condotte a Cefalù e nel territorio nell’arco di diversi decenni, proponendo al pubblico anche reperti finora non esposti.

Il progetto è dedicato alla figura di Amedeo Tullio, archeologo e cittadino onorario di Cefalù, docente di Metodologia e tecniche dello scavo archeologico all’Università di Palermo, ispettore onorario della Pontificia Commissione di Archeologia sacra e curatore della collezione archeologica del Museo Mandralisca. Tullio è stato pioniere dell’archeologia a Cefalù e ha dedicato oltre quarant’anni allo studio della storia più antica della città. La mostra si colloca a cinquant’anni dalla pubblicazione, sulla rivista “Kokalos”, del suo primo contributo dedicato alla Cefalù preruggeriana e a tre anni dalla sua scomparsa, mettendo in relazione la memoria dello studioso con i risultati delle ricerche alle quali dedicò una parte significativa della propria attività.

Tra i materiali esposti figurano due reperti concessi in prestito dal Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato. Il primo è un mattone fittile con impressa la scritta “KEΦA”, rinvenuto nella necropoli ellenistica dell’antica Kephaloidion. Il secondo è un bacino da parata in maiolica, decorato con un leone-ghepardo rampante e databile al XIV secolo dopo Cristo, ritrovato all’interno dell’Osterio Magno. Proprio nell’Osterio Magno è inoltre visibile lo scavo archeologico di due ambienti riconducibili a un edificio dell’antica Kephaloidion, nell’area dove venne rinvenuto anche un tesoretto di monete puniche in bronzo databile alla fine del IV secolo avanti Cristo. Il percorso conduce quindi verso altri contesti della Cefalù antica. Dallo scavo di vicolo Purgatorio provengono frammenti di ceramica a figure rosse, oscilla e pesi da telaio, materiali che gli studi hanno messo in relazione con la possibile presenza di un piccolo luogo di culto urbano. Altre testimonianze provengono dal chiostro e dalla Cattedrale, dall’area fortificata della Rocca e dalla necropoli ellenistico-romana.

L’insieme dei reperti consente di leggere la storia della città attraverso differenti fasi di occupazione, trasformazione e riuso degli spazi urbani. È da questa stratificazione che prende forma il titolo della mostra: le “città sotto la città” rappresentano le diverse Cefalù che le indagini archeologiche hanno progressivamente contribuito a riportare alla luce. Durante l’inaugurazione è tornato al centro del dibattito culturale anche il progetto di un Museo civico archeologico di Cefalù, ipotesi più volte auspicata dallo stesso Amedeo Tullio. L’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato ha così commentato:
“L’esposizione costituisce anche un primo passo nel percorso verso la creazione di un museo archeologico di Cefalù, più volte auspicato dallo stesso Amedeo Tullio, come luogo dedicato alla conoscenza, alla conservazione e alla valorizzazione del ricco patrimonio archeologico della città. Restituire alla fruizione questi reperti significa far riemergere pagine importanti della storia di Cefalù e rendere accessibile un patrimonio che per lungo tempo è stato conosciuto soprattutto dagli studiosi.” La prospettiva di un museo permanente resta un progetto da definire e costruire, mentre la mostra rappresenta intanto un’occasione per riunire e rendere accessibili reperti provenienti da differenti contesti e per riportare l’attenzione sulle questioni della conservazione, della valorizzazione e della futura fruizione di questo patrimonio.

La cerimonia di apertura ha coinvolto i rappresentanti delle istituzioni e degli enti che hanno partecipato al progetto. A introdurre l’incontro è stata Flora Rizzo, vicepresidente nazionale dell’Archeoclub d’Italia. Sono quindi intervenuti Rosa Maria Cucco, funzionario direttivo archeologo della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo, che ha portato i saluti della soprintendente Selima Giorgia Giuliano, e Antonio Franco, assessore alla Cultura del Comune di Cefalù, che ha portato i saluti del sindaco Daniele Salvatore Tumminello. Nel corso della cerimonia è stato ricordato il rapporto con la famiglia di Amedeo Tullio, con un ringraziamento alla moglie Silvana Ricco Tullio per la presenza. I saluti del vescovo Giuseppe Marciante sono stati portati da don Giuseppe Licciardi, vicario generale della Diocesi di Cefalù, mentre le conclusioni sono state affidate a Stefania Randazzo, presidente dell’Archeoclub d’Italia, sede di Cefalù.
La mostra resterà aperta dal 1° al 31 ottobre 2026 all’Osterio Magno, con ingresso da via Giovanni Amendola 9, e sarà visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30. L’accesso alla mostra è gratuito per i residenti a Cefalù e nella sua Diocesi; per i non residenti è previsto un biglietto di 2 euro per l’ingresso al monumento.

Per un mese, l’Osterio Magno ospiterà così un percorso nel quale reperti provenienti da epoche e contesti differenti vengono presentati all’interno di un unico racconto, costruito sulla ricerca archeologica e sulla possibilità di rendere maggiormente accessibile una parte della storia della città. La mostra rappresenta quindi un momento di restituzione alla comunità dei risultati di decenni di studi e scavi e, allo stesso tempo, riporta al centro dell’attenzione il tema della conservazione e della valorizzazione del patrimonio archeologico cefaludese, compresa la prospettiva di una futura sede museale permanente.

Salvatore Varzi

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