Assemblea diocesana 2026, dal Sinodo all’intelligenza artificiale, il vescovo Marciante: «Una Chiesa che vive di grazia, cresce nella gioia e cammina nell’amore»

Assemblea diocesana 2026, dal Sinodo all’intelligenza artificiale, il vescovo Marciante: «Una Chiesa che vive di grazia, cresce nella gioia e cammina nell’amore»

L’intelligenza artificiale, le sue opportunità e i rischi che accompagnano una trasformazione destinata a incidere profondamente sulla società e sulla vita delle persone. È stato questo il tema al centro dell’Assemblea diocesana della Chiesa di Cefalù, svoltasi venerdì 30 ottobre nella Basilica Cattedrale, sul tema «L’Intelligenza Artificiale tra rischi e opportunità: una rilettura alla luce di Magnifica Humanitas». Un appuntamento che ha riunito la comunità diocesana per un momento di approfondimento e confronto, affidato alle relazioni del prof. Cristiano Bevilacqua, docente di Diritto amministrativo e Intelligenza artificiale applicata alle pubbliche amministrazioni presso la LUMSA, e della dott ssa Claudia Lentini, esperta di politiche pubbliche di RSI e consulente per amministrazioni pubbliche regionali e centrali.

Al termine degli interventi, il pomeriggio è proseguito con la Celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo di Cefalù, S.E.R. Monsignor Giuseppe Marciante. Nell’omelia, il Vescovo ha ripreso il cammino avviato con il Sinodo diocesano, a un anno dalla consegna del Libro sinodale, promulgato con decreto vescovile e accompagnato dalla lettera Chiesa di Cefalù, alzati e cammina, dell’11 ottobre 2025. Dopo la costituzione delle commissioni e dei gruppi di lavoro incaricati di predisporre i Direttorii per la Catechesi e la Fede popolare, gli Statuti delle Unità pastorali sinodali e delle Confraternite, oltre al nuovo Regolamento della Curia diocesana, è arrivato, ha sottolineato Marciante, il momento di dare piena attuazione alle decisioni sinodali.

Il riferimento biblico scelto dal Vescovo è stato la Lettera di san Paolo ai Filippesi, dalla quale emerge una comunità sostenuta dalla grazia, dalla gratitudine e dalla gioia, anche nel tempo della prova. Un messaggio che Marciante ha consegnato alla Chiesa cefaludense, invitandola a interrogarsi non soltanto sulle attività da realizzare, ma soprattutto sulle radici della propria vita ecclesiale e sulla qualità delle relazioni che la animano. «Dio apre un cuore e quel cuore diventa una porta aperta per gli altri»: in questa immagine il Vescovo ha individuato una delle caratteristiche essenziali della Chiesa. Una comunità che non può essere una semplice somma di realtà separate, ma una comunione nella quale parrocchie, movimenti, ministeri e carismi sono chiamati a mettersi reciprocamente al servizio della missione. «La comunione non è uniformità, ma partecipazione condivisa alla missione di Cristo», ha ricordato.

Ampio spazio è stato dedicato alla gratitudine, intesa come capacità di riconoscere il bene che Dio suscita nella vita della comunità: nella dedizione dei fedeli, nel servizio dei sacerdoti e dei diaconi, nella testimonianza delle famiglie, nella fede degli anziani e nelle energie dei giovani. Una Chiesa eucaristica, ha sottolineato Marciante, è una Chiesa capace di riconoscere i doni presenti negli altri, senza trasformare incarichi e responsabilità in occasioni di possesso o affermazione personale. La gioia cristiana, ha aggiunto, non coincide con l’assenza di difficoltà, ma nasce dall’incontro con Cristo e dalla certezza di essere amati da Dio. Da qui l’invito a non vivere la missione come un peso, ma a custodire la speranza anche nei momenti di fatica e di cambiamento.

Il Vescovo ha quindi richiamato la necessità di una Chiesa capace di portare le persone nel cuore, di ascoltare anche chi la pensa diversamente, accompagnare chi è fragile e riconoscere il servizio di quanti operano spesso lontano dai riflettori. L’autorità, in questa prospettiva, deve essere vissuta come servizio e la responsabilità come cura. Infine, l’invito al discernimento: non moltiplicare semplicemente attività e iniziative, ma saper riconoscere ciò che è essenziale, ciò che genera vita e risponde alle necessità reali delle persone. Il cammino sinodale, dunque, non può fermarsi alle decisioni già assunte, ma deve tradursi in un rinnovato stile ecclesiale, fondato sulla corresponsabilità e sulla condivisione.

A conclusione dell’omelia, Marciante ha affidato alla comunità quattro impegni: riconoscere la grazia, custodire la gioia, costruire la comunione e crescere nel discernimento. Una consegna che trova sintesi nella domanda rivolta ai presenti: «Chi e che cosa portiamo nel cuore quando pensiamo alla nostra Chiesa?».

L’Assemblea diocesana si è così inserita nel percorso di attuazione del Sinodo, richiamando la comunità di Cefalù alla responsabilità di camminare insieme e di leggere le trasformazioni del presente senza smarrire il riferimento al Vangelo. Anche di fronte alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale, la questione decisiva resta quella di custodire la dignità della persona e il valore delle relazioni, perché la tecnologia sia sempre al servizio dell’uomo e non viceversa.

Photogallery – Foto: Giacomo Sapienza

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