Anziani che sfidano i tanti rischi in casa

Anziani che sfidano i tanti rischi in casa

«Mia madre ha 83 anni, vive da sola, cucina, pulisce e va al circolo ricreativo della parrocchia, dove si balla e si gioca a carte»: Elisa ha la fortuna di un genitore ancora in salute e di spirito e oggi sono sempre più numerosi gli anziani che possono rimandare il bisogno quotidiano di assistenza da parte dei figli o di un badante. L’essere arzilli, però , a volte li rende… spericolati: non nel senso di dedicarsi a sport estremi, ma nel sottovalutare i rischi e le insidie nascosti in quello che sembra – a loro, ma anche a noi – il posto più sicuro del mondo: la propria casa. Da una parte, ci sono oggetti di uso comune e azioni ripetute cento volte che possono diventare pericolosi; dall’altra, proprio perché l’anziano si sente lucido e in forma, rischia di sopravvalutare le proprie capacità, dalla lentezza dei riflessi alla fragilità delle ossa che possono rendere rischiosi anche movimenti banali. Quante suocere cadono dalla scala mentre cercano di togliere le tende? Quanti nonni inciampano nel tappeto andando in salotto a leggere il giornale? Il problema, per i figli, non è solo la preoccupazione, ma anche far capire ai genitori che devono comportarsi in maniera più assennata senza offenderli, senza farli sentire incapaci e senza ledere la loro dignità. Un’idea potrebbe essere cominciare leggere insieme La casa si cura (ed. Sperling&Kupfer), un libro scritto da Luciana Marzella, specialista in ortopedia e responsabile del Servizio di Traumatologia della mano e Microchirurgia dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio: una guida pratica – empatica e non allarmistica, per prevenire gli infortuni domestici e affrontare le emergenze – che ci accompagna di stanza in stanza, dall’anticamera al giardino, alla scoperta di “trappole” da cui siamo inconsapevolmente circondati. «Ogni anno ci sono 4 milioni di infortuni domestici. Il 54,4 per cento sono cadute e l’80 per cento coinvolgono proprio ultrasettantenni autosufficienti», conferma la dottoressa Marzella. «Purtroppo, in seguito a banali infortuni, da persone autonome e in gamba i nonni possono diventare ospedalizzati lungodegenti. Le fratture del femore in Italia sono 80mila all’anno: per molti anziani lo scompenso provocato dal trauma può comportare una grave degenerazione fisica e mentale, fino alla morte». Aiutarli a capire come auto-tutelarsi può dunque salvare la vita, oltre che consentire di continuare a vivere “senza dipendere da nessuno”, come piace a loro: la prevenzione degli incidenti domestici è un gesto d’amore verso se stessi e la propria famiglia. Da dove si comincia? Ascoltandoli, prima di correggerli: chiedendo “Secondo te qual è la cosa più fastidiosa o difficile da fare in casa ultimamente?” e aprendo un dialogo invece che una predica. Ironizzando sui rischi: “Sei più veloce tu a salire sullo sgabello che io con le scarpe da ginnastica al parco! Ma se ti fai male chi fa la pasta al forno?”. Trasformarli da “utenti fragili” a custodi della sicurezza: “Che ne dici se sistemiamo insieme il bagno così è più sicuro anche quando vengono i nipotini?”. Usando esempi esterni, così che non si sentano sotto attacco: “Sai che il signor Carlo, il papà della mia compagna di liceo, è caduto in cucina perché aveva le pantofole lise?” «La case degli anziani sono spesso piene di oggetti, soprammobili, pentole e piatti inutilizzati che possono cadere. Ridurre il superfluo – magari donandolo per la pesca di beneficienza dell’oratorio – diminuisce i pericoli. Offritevi di aiutarli nelle grandi pulizie e approfittatene per sistemare gli oggetti di uso comune a un’altezza raggiungibile e per verificare la presenza di ostacoli nei quali possono inciampare: sedie in camera da letto, zerbini, tappeti non fissati bene al pavimento. Se qualcosa cade per terra – cibo, una posata, un po’ d’acqua – provvedete subito e suggerite loro di fare altrettanto. Alla mamma che si ostina ad arrampicarsi sulla scala per pulire il lampadario bisogna spiegare che chiunque, anche un giovane, deve farlo quando si è almeno in due, così che l’altro possa aiutarci, passarci il detersivo o lo straccio in modo da avere le mani libere mentre si sale, con abbigliamento e calzature consoni (no maniche larghe, sì scarpe chiuse e tute) e mai usando la sedia (magari richiudibile o con le rotelle)». Un’altra buona idea non offensiva? Regalare oggetti utili con affetto, presentandoli come “idee intelligenti per faticare meno”: «Tappetini antiscivolo, luci notturne a sensore, maniglie per la doccia, sedie con braccioli, delle belle ciabatte con la suola di gomma più sicure delle pantofole». Per padre Giovanni Calcara, domenicano del convento San Domenico di Palermo, «La Sacra scrittura ci ricorda che l’età è sinonimo di saggezza, e quindi l’anziano, custode delle tradizioni sia a livello sociale che familiare, va considerato una risorsa, non uno scarto. D’altra parte, è anche colui che deve fare i conti non solo con i limiti fisici, ma con la capacità di riformulare la vita: se si si sente utile, ma non è in grado di percepire i propri limiti, la famiglia deve fargli capire a poco a poco che le avvertenze sulla sicurezza o il dargli un aiuto non è togliergli autonomia, libertà e dignità per relegarlo in poltrona davanti alla tv, ma permettergli di continuare a fare cose che altrimenti sarebbero rischiose. Senza imposizioni, senza dirgli “Non puoi, non ne sei più capace, lo faccio io” perché ciò potrebbe indurlo davvero a commettere imprudenze. Gli anziani – finché il Signore dà loro la grazia di una discreta salute – vanno valorizzati, con prudenza e senza modificare all’improvviso il loro stile di vita. Trovare un equilibrio non è facile, ma assolutamente necessario per non accelerarne la decadenza fisica e mentale». 

 

 

Mariateresa Truncellito – Padre Giovanni Calcara OP

In “Maria con te” n. 34 del 24 agosto