Gangi, concluso il Giubileo dei 450 anni del Santuario dello Spirito Santo: «Il cammino di fede continua»

Gangi, concluso il Giubileo dei 450 anni del Santuario dello Spirito Santo: «Il cammino di fede continua»

Si è concluso ieri, sabato 17 ottobre, a Gangi, il Giubileo indetto in occasione del 450° anniversario della dedicazione del Santuario dello Spirito Santo. A presiedere la celebrazione conclusiva è stato S.Em. il cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, accolto dal parroco di Gangi e rettore del Santuario, don Giuseppe Amato, e quindi dal vescovo di Cefalù, S.E.R. Monsignor Giuseppe Marciante, insieme al Sindaco, le autorità civili e militari e monsignor Domenico Sausa, vicario pastorale per le Alte Madonie, e diversi presbiteri delle comunità del territorio.

Un anniversario che ha rappresentato un’occasione per riscoprire il significato del Santuario nella vita spirituale di Gangi e delle Madonie. Il tema che ha accompagnato il cammino, «Popolo in cammino, rigenerato dallo Spirito», ha trovato nella celebrazione conclusiva un invito a proseguire l’esperienza di fede oltre la fine del Giubileo.

Nel saluto iniziale, S.E.R. Monsignor Marciante ha espresso al Cardinale il benvenuto della Diocesi e della comunità gangitana, sottolineando il significato ecclesiale della sua presenza. Il Vescovo ha ricordato le radici antiche della devozione allo Spirito Santo e il valore del Santuario, definito uno dei luoghi più particolari del panorama religioso italiano per la sua dedicazione alla Terza Persona della Santissima Trinità. L’accoglienza del cardinale Reina ha rappresentato anche un’occasione per riaffermare la comunione con la Chiesa di Roma e con il Successore di Pietro, in un legame reso ancora più significativo dalle origini siciliane del porporato: «Da un lato, accoglierla significa riaffermare e sentire vivo il nostro profondo legame di comunione con la Chiesa di Roma, mater et caput di tutte le Chiese. Attraverso la Sua persona e il Suo servizio ecclesiale, avvertiamo la vicinanza del Successore di Pietro e il respiro della Chiesa universale, che in questo tempio di grazia si unisce al nostro rendimento di grazie. Dall’altro lato, la Sua presenza risuona in noi con un calore del tutto particolare per il forte legame spirituale e di affetto che La unisce alla Sicilia, Sua terra d’origine. Sapere che un figlio di questa nostra amata isola serve con tanta dedizione la Chiesa di Roma è per noi motivo di grande orgoglio e un forte incoraggiamento a custodire e valorizzare le radici di fede che ci accomunano». Monsignor Marciante ha inoltre affidato alla sua preghiera l’augurio di una pronta guarigione per il Santo Padre.

Il Cardinale: «Non spegnere le luci, il cammino continua»

Nell’omelia, il cardinale Reina ha invitato i fedeli a custodire la Parola di Dio e a tradurla nella vita quotidiana, affinché la celebrazione eucaristica non resti una parentesi della settimana. Commentando il passo evangelico nel quale Gesù invita a rendere a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, il porporato ha richiamato il rischio che le preoccupazioni materiali, il lavoro, il guadagno e il potere finiscano per occupare ogni spazio, relegando la dimensione spirituale ai margini dell’esistenza.

«Per distinguere ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare, abbiamo bisogno della forza dello Spirito, della luce dello Spirito», ha sottolineato il Cardinale. È proprio lo Spirito Santo, ha spiegato, a illuminare le scelte e a rimettere ordine nella scala dei valori, ricordando all’uomo ciò che conta davvero: Dio, la famiglia, la dignità propria e quella degli altri.

Un richiamo particolarmente significativo nel Santuario di Gangi, che il porporato ha indicato come un luogo unico e, proprio per questo, portatore di una grande responsabilità. La devozione, infatti, non può fermarsi ai gesti esteriori, ma deve tradursi in una testimonianza concreta di santità nelle strade, nelle case e nelle comunità. Il Cardinale ha richiamato anche le ferite del presente, segnato da guerre, violenze e da una crescente assuefazione alla sofferenza altrui, invitando a riscoprire la capacità di lasciarsi interrogare dal dolore e di riconoscere la dignità di ogni persona.

Rivolgendosi alla comunità gangitana, Reina ha quindi posto una domanda destinata ad accompagnare il tempo successivo al Giubileo: che cosa lascia questo anno e quale forza offre per continuare il cammino di fede? La conclusione, ha spiegato, non deve tradursi nello spegnimento delle luci e nella chiusura di una parentesi, ma diventare l’inizio di una nuova stagione di testimonianza cristiana. Un invito rivolto non soltanto a Gangi, ma all’intero territorio madonita e alla Sicilia, chiamata ad affrontare le proprie difficoltà economiche e sociali con la preghiera, l’impegno e la speranza.

Don Amato: il Santuario come un Cenacolo

A concludere la celebrazione è stato il rettore del Santuario e parroco di Gangi, don Giuseppe Amato, che ha espresso gratitudine al cardinale Reina, al vescovo Marciante, alle istituzioni, ai volontari e a quanti hanno collaborato alla realizzazione delle iniziative giubilari.

Il sacerdote ha descritto il Santuario come un Cenacolo, luogo della presenza del Risorto, di Maria e degli Apostoli, dal quale i discepoli escono fortificati dallo Spirito Santo per annunciare il Vangelo. Un’immagine che, nel corso dell’anno, ha trovato riscontro nelle storie delle persone incontrate: fedeli giunti al Santuario con le proprie lacrime, le preoccupazioni, le sofferenze e il peso del peccato. Don Amato ha ricordato, in particolare, la possibilità di ricevere il dono dell’indulgenza plenaria durante il tempo giubilare, vissuto da molti come un’occasione per iniziare un percorso di conversione. Da qui l’auspicio che l’esperienza maturata possa proseguire in un cammino consapevole, fondato sulla credibilità della testimonianza cristiana.

«Vogliamo uscire da questo luogo convertiti, rinnovati, per essere credibili agli occhi di un mondo che cerca il Signore», ha affermato il rettore, richiamando la necessità di una fede capace di superare ogni forma di ipocrisia e di tradursi nella vita concreta.

Il ringraziamento finale è stato rivolto anche ai tanti collaboratori e volontari che, spesso nel silenzio, hanno messo a disposizione tempo, energie e risorse per accompagnare la comunità in questo anno speciale. Il Giubileo dei 450 anni si chiude così nel segno della gratitudine, ma soprattutto della responsabilità. Il Santuario dello Spirito Santo resta un punto di riferimento per Gangi e per il territorio madonita: un luogo nel quale continuare a invocare la luce dello Spirito, lasciarsi rinnovare dalla fede e trovare la forza per testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana.

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