Si è rinnovata, nella suggestiva cornice della Contrada Guarneri, la tradizionale festa in onore di Nostra Signora del Guarneri, che ha visto radunarsi numerosi fedeli ai piedi della venerata icona mariana. Dopo la processione per le vie della contrada, cui ha preso parte anche il sindaco Daniele Tumminello, la comunità si è raccolta nella solenne liturgia eucaristica, presieduta dal parroco don Salvatore Spagnuolo.
Nell’omelia, il sacerdote ha posto al centro la pagina evangelica delle Nozze di Cana, primo segno compiuto da Gesù per intercessione della Madre. «Non hanno vino» (Gv 2,3), afferma Maria: una frase che la tradizione ha letto come icona della sollecitudine materna.
Il vino, ha ricordato il parroco, è simbolo della gioia, e solo Cristo può donare quella gioia autentica e duratura che resiste alle prove della storia.
Un messaggio che risuona con forza in un mondo attraversato da conflitti e tensioni. Viviamo tempi non meno drammatici di quelli successivi al secondo conflitto mondiale – ha sottolineato don Spagnuolo- e più che mai sentiamo il bisogno di invocare Maria, Donna della Pace.
Al termine della liturgia, il sindaco Daniele Tumminello ha rivolto ai presenti un accorato appello alla pace, ricordando che da questa piccola chiesa posta sotto una maestosa rupe si alza una voce che chiede fine alle violenze che insanguinano regioni a sud ed a est del Mediterraneo.
La festa di Guarneri è stata dunque molto più che un evento devozionale: è stata una scuola di pace e di speranza, un momento in cui liturgia, comunità civile e memoria evangelica si sono fusi in un’unica supplica. Una preghiera che, come nelle antiche liturgie orientali, si leva a Maria quale Madre della Pace, colei che, nel suo silenzioso “sì”, continua a generare Cristo, il Principe della Pace, nel cuore della Chiesa e del mondo.
Giacomo Sapienza








