Un videomessaggio intenso, carico di riconoscenza e di speranza. Così Papa Leone XIV si è rivolto ieri sera, 12 settembre, a Lampedusa, in occasione della presentazione della candidatura del progetto “Gesti dell’accoglienza” alla lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.
Il Pontefice ha aperto il suo messaggio con un semplice «o’scià», il saluto dei pescatori lampedusani che significa “respiro”. Un richiamo allo Spirito e alla vita che, in quest’isola simbolo delle rotte migratorie, si intreccia con la storia di chi fugge e di chi accoglie.
Leone XIV ha espresso il grazie della Chiesa alle associazioni, ai volontari, ai sacerdoti, alle istituzioni civili e militari, a tutti coloro che, spesso in silenzio, hanno fatto dell’accoglienza un segno di civiltà: «Non c’è giustizia senza compassione, non c’è legittimità senza ascolto del dolore altrui».
Il Papa ha ricordato le tante vite spezzate nel Mediterraneo, «madri e bambini sepolti nel mare come semi per un mondo nuovo», e ha invitato a non cedere alla stanchezza: «Il bene che avete fatto non è una goccia nel mare, ma molto di più».
Con forza ha denunciato la “globalizzazione dell’impotenza”, figlia della menzogna secondo cui la storia sarebbe solo nelle mani dei potenti: «La storia è devastata dai prepotenti, ma salvata dagli umili e dai giusti». Da qui l’appello a una cultura della riconciliazione, capace di abbattere muri e pregiudizi: «Non esistono nemici, esistono solo fratelli e sorelle».
La serata si è conclusa con l’annuncio ufficiale della candidatura, accompagnata dal concerto del maestro Giovanni Allevi nell’ex cava di Cala Francese. Lampedusa, porta d’Europa, rilancia così il suo messaggio universale di umanità e speranza.








