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Da mesi ormai quotidianamente leggiamo e vediamo violenza, morte e sofferenza.
Pranziamo e ceniamo ogni giorno con il sottofondo di bombe e immagini di distruzione, ma anche con notizie di omicidi crudeli e violenze inaudite. Ci siamo forse abituati a tutto questo? Ci siamo assuefatti? Non dovrebbe mai accadere, perchè l’abitudine e l’indifferenza sono la fine del nostro essere umani. La società si è disgregata in tante piccole monadi dove prevale solo chi urla di più o mostra la propria forza muscolare e non la potenza delle idee e dei principi.
Siamo in un mondo in cui alla violenza si risponde con la violenza, alla sopraffazione con la sopraffazione, alla morte con morti se possibili più efferate. Umanità di serie A contro umanità di serie B, dove il dolore di uno può giustificare le atrocità verso l’altro.
Ucraina, Gaza, Iran… sono esempi forti, duri, difficili da digerire.
“Il cuore sanguina pensando all’Ucraina, alla situazione tragica e disumana di Gaza, e al Medio Oriente, devastato dal dilagare della guerra” (Papa Leone XIV).
Ecco che sanguina il cuore di tanti di noi che all’indifferenza non si sono abituati, non vogliono abituarsi, che alla violenza non si sono assuefatti, non vogliono. Dopo la pandemia da Covid il mondo ha accelerato il suo degrado, diventando contesto fertile per l’imporsi della legge del più forte in ogni situazione: da quelle ordinarie della quotidianità a quelle più ‘straordinarie’, in base alle quali si legittimano i propri interessi. È una vergogna per l’umanità tutta.
Ma cosa possiamo fare noi? Chiediamoci: “da cristiani, oltre a sdegnarci, ad alzare la voce e a rimboccarci le maniche per essere costruttori di pace e favorire il dialogo, che cosa possiamo fare?” (Papa Leone XIV). Come ci invita Papa Leone possiamo pregare: “veramente pregare” e “fare di ogni tragica notizia e immagine che ci colpisce un grido di intercessione a Dio”. E poi?
È giunto il tempo per tutti gli uomini di buona volontà di far sentire il proprio ‘silenzioso’ ma forte disappunto a questo dilagare generale.
La sanità va a rotoli, i diritti fondamentali si disgregano lentamente ogni giorno, così come numerosi esempi di legalità. Non si trovano i soldi per riparare le scuole, che in tanti luoghi cadono letteralmente a pezzi, o per costruirne di nuove, per sostenere le famiglie in difficoltà, per garantire le cure ai malati… ma troviamo i soldi per le armi? Chiediamo di investire nella bellezza, nella cultura, nell’istruzione, nella ricerca, nella sanità… altro che armamenti. Diciamo no alle armi, e lo diciamo a gran voce. Con la pace si costruiscono le basi solide per la pace, non con le armi. Gli occhi che vedono distruzione e morte nutriranno solo la rabbia e la vendetta. Disarmiamo i nostri cuori dai rancori, dalla rabbia!
Facciamo del nostro senso di inadeguatezza, davanti alle crudeltà che si perpetrano ogni giorno nel mondo e di fronte alle quali ci sentiamo piccoli e inutili, una forte richiesta di pace.
Nessun responsabile delle Istituzioni e delle Nazioni può continuare a causare morte e distruzione con l’avvallo del nostro silenzio e nel NOSTRO nome.
Costruiamo la pace ogni giorno nelle nostre famiglie, nei nostri rapporti interpersonali, nei nostri luoghi di lavoro, ma non possiamo permettere che in altri luoghi, in altre nazioni, la violenza venga subita quotidianamente nel silenzio, nella paura, nel buio. Non nel NOSTRO nome.
Perché domani, quando i nostri figli rileggeranno di bambini uccisi, di ospedali distrutti, di popoli cancellati… con gli occhi distaccati della storia, e proveranno angoscia, orrore, ribrezzo per il silenzio nel quale tutto ciò è potuto accadere, non vogliamo che il NOSTRO nome sia scritto tra coloro che hanno taciuto.
Noi vogliamo la pace, chiediamo la pace, costruiamo la pace.
Dario Barà









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