Nella Basilica Cattedrale, la Chiesa che è in Cefalù si prepara a vivere la Natività del Signore. La Grande Veglia di Natale, presieduta dal Vescovo S.E.R monsignor Giuseppe Marciante, si configura come un itinerario spirituale denso di Parola, canto e silenzio adorante, nel quale il tempo si apre all’eterno e la notte si fa grembo di luce.
Mercoledì 24 dicembre – L’atteso del Giorno (Lc 1,67-79). La giornata della Vigilia si dispiega come un crescendo di attesa e di contemplazione.
Ore 08.00 Celebrazione eucaristica e Confessioni
Ore 17.00 Santo Rosario
Ore 17.30 Vespri della Vigilia di Natale
Ore 22.30 Solenne Celebrazione Eucaristica Capitolare, presieduta dal Vescovo
È nella notte, quando la Chiesa veglia come la Sposa in attesa dello Sposo, che risuona il canto della salvezza. Il Benedictus di Zaccaria “Verrai a visitarci dall’alto come sole che sorge” diviene chiave interpretativa dell’intera celebrazione: Cristo è il Giorno che sorge, la luce che vince le tenebre della storia.
La Veglia di Natale nella Cattedrale di Cefalù è uno dei momenti più solenni e identitari dell’anno liturgico. In essa confluiscono secoli di tradizione, il patrimonio musicale sacro, la devozione popolare e la profondità teologica del mistero dell’Incarnazione. La comunità si raccoglie in un’unica voce, sostenuta dal coro e dai salmisti, mentre la liturgia delle Ore e l’Eucaristia tessono un unico inno di lode.
Particolarmente toccante è il momento in cui, secondo consuetudine, il Diacono o le Suore portano il Bambino Gesù per essere deposto sul suo trono, sul Vangelo aperto al capitolo primo di Giovanni: gesto altamente simbolico, nel quale la Parola eterna si fa Carne adorabile. In questo contesto si innesta anche la “Ninnaredda” cefaludese, canto popolare di straordinaria dolcezza, che unisce la pietà del popolo alla solennità del rito.
Il canto dei Salmi: la salvezza che si manifesta
La Veglia si apre con il Salmo invitatorio (Sal 97): Antifona: “Il Signore manifestò la sua salvezza, agli occhi delle genti rivelò la sua giustizia.”
È il canto della rivelazione: Dio ha operato meraviglie, e tutta la terra è chiamata a riconoscerle con strumenti, voci e cuori esultanti. Segue l’Inno, di alta densità poetica e teologica: “Ti attesero i padri, venisti ai pastori, sei apparso ai più piccoli povero e nudo”,
che proclama il paradosso cristiano di un Dio onnipotente che sceglie la via dell’umiltà.
Il Salmo 2, primo salmo notturno, proclama la regalità messianica del Figlio: Antifona: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.”
È la voce del Padre che, nella notte del mondo, genera il Figlio per la salvezza delle genti.
Il Salmo 18 annuncia la venuta dello Sposo:
Antifona: “Come sposo dalla stanza nuziale, il Signore viene a noi.” La creazione intera diventa linguaggio dell’amore divino, riflesso della Legge perfetta del Signore, più dolce del miele e più preziosa dell’oro. Con il Salmo 95, la Veglia si fa pienamente festosa: Antifona: “Gioiscano i cieli, esulti la terra davanti al Signore: Egli viene.” È l’universo intero che acclama il Giudice giusto, Colui che viene a instaurare un regno di verità e di pace.
Il Responsorio “In mezzo al silenzio, il tuo Verbo, Signore, è disceso tra noi” introduce al mistero ineffabile della discesa di Dio nella storia. Il silenzio cosmico diventa grembo dell’Incarnazione, e la Vergine Madre offre al mondo il Dono atteso dai secoli.
L’Alleluia al Vangelo proclama la vittoria della luce: “Allora t’incarnasti dalla Pura e annientasti i regni del maligno.”
Il Prologo di Giovanni (Gv 1,1-18), proclamato nella notte, è il vertice teologico della celebrazione: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Non un mito, ma un evento; non un’idea, ma una Presenza. Il Canto di Comunione conduce l’assemblea a Betlemme, Casa del Pane: “Venite alla Casa del Pane, Betlem ha riaperto l’Eden.” L’Eucaristia rende presente il mistero celebrato: il Figlio di Dio continua a donarsi come Pane di vita per la salvezza del mondo.
La Notte della Natività nella Cattedrale di Cefalù non è soltanto memoria di un evento passato, ma annuncio vivo di speranza per l’oggi della Chiesa e del mondo. Nella pietra antica del tempio, nelle voci che si intrecciano, nel silenzio adorante dei fedeli, risuona l’invocazione ultima della fede cristiana: “Vieni, Signore Gesù.”
E la notte, ancora una volta, si illumina di salvezza.
Giovedì 25 dicembre – Natale del Signore
“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,1-18)
Giacomo Sapienza








