È iniziato ieri, il cammino quaresimale con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri presieduta dal vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante. Una celebrazione, nella basilica cattedrale,intensa e partecipata, che ha segnato l’ingresso nel tempo liturgico che prepara alla Pasqua attraverso quei gesti concreti che sono: preghiera, digiuno e carità.
https://www.diocesidicefalu.org/diocesipost/post/596357/omelie-del-vescovo-(18022026)Durante l’omelia, il vescovo ha posto alcuni interrogativi, tra questi: che senso ha parlare di pentimento e digiuno in un mondo in cui i confini tra necessario e superfluo si sono assottigliati? Come parlare di conversione mentre conflitti e guerre continuano a mietere vittime innocenti? Domande che intendono scuotere le coscienze e riportare i fedeli al cuore dell’esperienza cristiana. A tal proprosito, nei giorni scorsi, i sacerdoti di Cefalù (così come avvenuto a Termini Imerese e Sciacca), hanno indirizzato una lettera alla comunità dei credenti. Non si tratta di una contestazione, o di una sfida, bensì di un invito a vivere la Quaresima con maggiore consapevolezza, attraverso i segni delle Ceneri, la preghiera, la carità e la vita fraterna, lasciando che libertà di coscienza e maturità di fede orientino scelte sagge per il presente e per il futuro della comunità.
“La Quaresima – ha sottolineato il vescovo – risulta come qualcosa che deve essere esorcizzato e di cui è meglio non parlare e praticare. Non a caso il carnevale, un tempo carico di valore simbolico, non finisce più il martedì grasso, ma sconfina ormai ben oltre l’inizio della Quaresima. È successo anche a Cefalù”. Da qui anche il riferimento alla scelta di prolungare le manifestazioni del Carnevale oltre il Martedì grasso, anche in altri paesi madoniti, fino a sconfinare nei primi giorni del tempo quaresimale. “Togliamoci le maschere, carissimi fratelli e sorelle. Peccato, – ha proseguito – si è persa un’occasione educativa in cui si poteva dire anche ai più piccoli: “Quest’anno, a causa del maltempo, non facciamo carnevale perché tanta gente soffre”. Siamo ancora in tempo per convertire il carnevale in solidarietà verso i popoli in guerra che vivono nelle tenebre e nell’ombra della morte”, è stato l’invito forte rivolto ai fedeli, richiamando la necessità di autenticità e coerenza.
Marciante ha quindi evidenziato come l’astinenza e il digiuno, oggi spesso proposti in chiave ecologica o salutistica, debbano essere recuperati nel loro significato evangelico e cristologico: strumenti di conversione, di ritorno a Dio, di “intenerimento” del cuore. La Quaresima è quindi un tempo di “radiosa tristezza”, espressione della tradizione orientale ripresa anche da Alexander Schmemann, un clima spirituale fatto di penitenza e gioia insieme, di consapevolezza del proprio limite e fiducia nella misericordia divina.
“Ritornate a me con tutto il cuore”, ha ricordato citando il profeta Gioele. Un ritorno che è riconciliazione, un “rimpatrio” spirituale, come lo ha definito, da vivere anche attraverso il sacramento della Confessione, il “battesimo delle lacrime” che permette di ricominciare con la grazia di Dio.
Un passaggio dell’omelia ha richiamato anche le parole di Leone XIV, che recentemente a Santa Sabina ha ricordato come oggi intere città, dall’Ucraina a Gaza, siano ridotte in cenere: un’immagine che rende ancora più eloquente il gesto dell’imposizione delle ceneri, ricevute dai numerosi fedeli presenti in Cattedrale come segno di fragilità ma anche di speranza, proprio perchè la Quaresima prepara alla Pasqua.
“La preghiera – ha continuato – va fatta nel segreto e non ostentata nelle piazze o blaterata con molte parole, perché il Padre esaudisce nell’intimo di un dialogo confidente. Matteo inserisce in questo discorso la preghiera del Padre nostro. Così il digiuno non deve essere esposto con un volto triste, ma nascosto, nel segreto di Dio, con un volto gioioso e profumato. Dio non ha bisogno di falsi simulatori, ma di devoti sinceri. Togliamoci la maschera, fratelli e sorelle. Abbiamo il coraggio di vedere in faccia i danni del male. La Quaresima, nata come un tempo intenso e immediato, proposta ai catecumeni prima di ricevere il battesimo oggi è un tempo opportuno per riscoprire la bellezza del nostro battesimo magari riprendendo nelle famiglie e nelle comunità l’itinerario catecumenale che noi non abbiamo mai percorso perché siamo stati battezzati da piccoli”.
La Quaresima, ha concluso il Vescovo, è tempo favorevole per ricominciare, per orientarsi verso la Pasqua e diventare pionieri della vita nuova portata da Cristo Risorto.









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