L’inaugurazione della nuova Sezione Geologica del Museo Civico “Antonio Collisani” di Petralia Sottana, dedicata al compianto geologo Giuseppe Torre, luminare e riferimento per professionisti, ma anche per chi ama queste montagne, non è stata soltanto un atto culturale, ma un gesto carico di significati ecclesiali e civili. Nei saloni di Palazzo Pucci, sede dell’Ente Parco delle Madonie, la comunità si è raccolta attorno a un progetto che intreccia scienza, memoria e visione del futuro, collocandosi pienamente nel percorso del Madonie UNESCO Global Geopark.
In tale contesto che potrebbe apparire solo tecnico o scientifico, è stata particolarmente importante la presenza della Chiesa di Cefalù, rappresentata dal dott. Valerio Di Vico, Segretario di S.E. Rev.ma mons. Giuseppe Marciante e Responsabile dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiali della Diocesi. Il sostegno del Vescovo è importantissimo in quanto indica che la Chiesa, secondo la linea tracciata da Papa Francesco nella Laudato si’, riconosce nella cura del patrimonio naturale e culturale una dimensione integrante della missione pastorale. Custodire le Madonie, con le loro stratificazioni geologiche e culturali, significa infatti custodire la comunità che in esse vive e che da esse trae identità. La nuova sezione, arricchita da tecnologie interattive e da una straordinaria collezione geopaleontologica, si configura come un laboratorio educativo capace di affascinare i più giovani. Qui la scienza non contrasta con la fede, ma si pone come via di conoscenza e di contemplazione del creato.
Il geologo Giuseppe Torre, al quale è intitolata la sezione, ha incarnato questa tensione: la sua passione per lo studio delle rocce e dei fossili si è tradotta in amore per la terra e servizio al territorio. La sua eredità, raccolta dai figli Fabio e Alessandro, entrambi geologi, diventa ora patrimonio comune, reso accessibile a tutti. La cerimonia è stata segnata da parole istituzionali di ampio respiro. L’Assessore regionale Giusi Savarino ha sottolineato come il museo sia «non solo una risorsa turistica, ma un investimento educativo e culturale che onora la memoria e guarda al futuro». A sua volta, Francesco Picciotto, dirigente delle Aree naturali protette, ha parlato di “esperienze multisensoriali, memorabili e significative”, mentre Salvatore Caltagirone, commissario dell’Ente Parco delle Madonie, ha ricordato come il sito sia stato definito dagli esperti UNESCO «un gioiello culturale».
Queste voci convergono in una visione strategica: la custodia del patrimonio non è un compito marginale, ma un atto politico e spirituale insieme, che coinvolge istituzioni civili e comunità ecclesiale. Non a caso, l’attenzione si è rivolta anche ai più giovani, con il riconoscimento al Baby Presidente di Federparchi, Giorgio Chichi: un segno che il futuro nasce dalla responsabilità condivisa tra generazioni. In controluce, l’inaugurazione del Museo Collisani appare come una parabola di ciò che oggi è richiesto alle nostre comunità: conservare senza cristallizzare, innovare senza sradicare, educare senza ridurre a nozionismo. Le Madonie diventano così un microcosmo di ciò che la Chiesa e la società intera sono chiamate a vivere: un incontro tra radici e futuro, tra scienza e spiritualità, tra natura e cultura.
«Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). La nuova sezione del Museo Collisani sembra tradurre questo sguardo divino, aiutando l’uomo contemporaneo a non perdere la capacità di meravigliarsi del creato e di sentirsi parte di una storia più grande, che precede e supera ogni singolo individuo.
Nell’epoca della crisi ecologica, un museo che racconta milioni di anni di storia geologica non è solo una collezione di reperti: è un segno profetico. Ricorda che l’uomo non è padrone, ma custode; che l’identità di un popolo non si misura solo sul presente, ma si radica in un passato che domanda rispetto e in un futuro che chiede responsabilità. La presenza della Chiesa, attraverso la voce del Vescovo Marciante, ha offerto a questo evento un respiro che va oltre i confini locali, inscrivendolo in una visione universale: la custodia della terra è custodia della speranza.
Giacomo Sapienza









Lascia un commento