Il 15 settembre 2025 la Chiesa palermitana ricorda il 32° anniversario dell’uccisione del Beato Padre Pino Puglisi. Una preziosa coincidenza vede intrecciarsi, nello stesso giorno, la memoria liturgica della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce e il martirio di questo figlio autentico e coraggioso della nostra terra, vanto del presbiterio palermitano e testimone luminoso di fede e carità.
Don Pino ha incarnato la Chiesa dell’amore trinitario, quella chiamata a testimoniare un amore più grande in un tempo segnato, come ha ricordato l’arcivescovo di Palermo S.E.R. monsignor Corrado Lorefice, da una “glaciazione del cuore”. Ai suoi assassini, che gli chiesero se si aspettasse la morte, rispose con disarmante semplicità: «Me l’aspettavo». Un atteggiamento che lo avvicina a Cristo stesso, che non ha cercato la croce, ma l’ha accolta come dono totale di sé.
«Puglisi – ha detto l’arcivescovo – è un rigenerato dalle acque del Battesimo, immerso nell’Amore trinitario. È un discepolo-presbitero che ha praticato con assiduità il Vangelo fino a conformarsi alla logica e all’umanità di Gesù. Nei suoi pensieri, nelle sue scelte, nella sua relazione con i piccoli e i poveri, abbiamo riconosciuto la prossimità redentiva di Dio Padre, fatto di compassione, abbassamento e servizio».
Dal suo ministero a Godrano a quello nel quartiere Brancaccio, passando per l’animazione vocazionale, l’insegnamento della religione e il servizio nei luoghi della Carità, don Pino ha testimoniato con la vita il Vangelo della kenosi e della diakonia: abbassarsi per servire, donarsi fino in fondo, condividere perfino le fragilità e le ferite altrui.
Un esempio che non si è fermato con la sua morte. «La sua uccisione – ha dichiarato il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – non è servita a fermare quel cambiamento. Al contrario, ha reso ancora più evidente quanto la mafia abbia paura dell’educazione, del pensiero libero, dei piccoli gesti quotidiani che costruiscono comunità».
A 32 anni dal suo sacrificio, il Beato Puglisi continua a parlare alle coscienze, a indicare una strada di speranza e a ricordarci che la forza del Vangelo è più grande di ogni violenza. La sua vita, il suo sorriso e il suo martirio restano un’eredità viva e feconda per la nostra città, per la Sicilia e per tutta la Chiesa.









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