Tra le espressioni più significative della fede popolare cefaludese, la Frottola del Santissimo Sacramento occupa un posto speciale. Non si tratta soltanto di una manifestazione folkloristica o di una rievocazione del passato, ma di una tradizione che per secoli ha accompagnato la vita religiosa della città, intrecciando musica, devozione, partecipazione comunitaria e identità culturale.
Il termine “Frottola” richiama un preciso genere musicale sviluppatosi tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento. Erano composizioni polifoniche a quattro voci, generalmente di argomento profano, diffuse soprattutto nell’Italia settentrionale e particolarmente apprezzate alla corte dei Gonzaga di Mantova.
Sebbene gli studi sul Mezzogiorno siano ancora limitati e la documentazione conservata sia frammentaria, gli archivi testimoniano una vivace attività musicale anche in Sicilia.
La musica è sempre stata un elemento centrale della Frottola cefaludese. La sfilata dei carri simbolici, caratteristica soprattutto della giornata dedicata ai contadini durante l’Ottava del Corpus Domini, era accompagnata da un inno eseguito da coro e banda musicale. Quello giunto fino ai tempi più recenti venne composto nel 1885 da Rocco Cambiasi su testo del sacerdote e professore Cristoforo Grisanti. Si trattava probabilmente di una nuova composizione destinata a sostituire precedenti canti o inni dialettali. Il brano era articolato in tre movimenti: Allegro-Moderato, Allegro-Largo e Allegro.
La ricerca archivistica rivela inoltre che le Frottole non erano limitate alla festa del Corpus Domini. Abbiamo infatti notizie di Frottole per la festa del SS. Salvatore e per quella dell’Immacolata.
La manifestazione più nota e radicata resta tuttavia quella legata al Corpus Domini. Per secoli la festa venne celebrata a Cefalù con grande solennità e con un’organizzazione che coinvolgeva l’intera comunità cittadina. Ogni giorno dell’ottava era affidato a una diversa categoria sociale: maestri piccoli, uomini di piazza, pescatori, contadini, marinai, preti, civili e maestri grandi. Ognuno contribuiva alla riuscita delle celebrazioni attraverso processioni, apparati religiosi e manifestazioni pubbliche.
Una preziosa descrizione è contenuta nella raccolta di consuetudini stilata damons. Luigi Brocato Ranzino, che nel 1920 annotava: «Perché esteriormente sia solennizzata fu affidata ai vari ceti di cittadini cosicché il 1° giorno si appartiene ai maestri piccoli; 2° giorno ai così detti uomini di piazza cioè macellai, verdurai, pescivendoli etc.; 3° giorno ai pescatori; 4° giorno (domenica infra octavam) ai contadini; 5° giorno ai marinai; 6° giorno ai preti; 7° giorno ai civili; 8° giorno ai maestri grandi».
Tra tutte le giornate dell’ottava, quella dei contadini era certamente la più caratteristica. La Frottola si svolgeva prima della processione e rappresentava un suggestivo intreccio di simboli religiosi e richiami al mondo agricolo. Scrive ancora monsignor Brocato: «La Frottola della domenica è caratteristica. Si fa prima della Processione. Ha dei riti di Cerere», consistenti nel portare in corteo degli alberi simbolici decorati con i frutti della terra e del lavoro, rendendo grazie a Dio per la sua Provvidenza.
Il corteo era aperto da tre stendardi e proseguiva con ragazzi che portavano pani detti «cuccellati» fissati a canne o bastoni, simbolo dell’abbondanza. Seguivano i cosiddetti «alberi», strutture decorate con fiori, frutti e prodotti della terra che rappresentavano le primizie. In chiusura sfilava un grande albero a forma di cupola contenente la rappresentazione del Santissimo Sacramento. Tutto il percorso era accompagnato dal canto dell’inno e dalla musica della banda.
Il martedì, la Frottola, oltre alle fermate per il canto dell’inno, vedeva i presenti entrare all’interno delle chiese sacramentali e lì cantare in ciascuna chiesa una strofa del Pange lingua.
Nel corso del Novecento molte di queste tradizioni conobbero un progressivo ridimensionamento. Un documento datato 5 febbraio 1973 testimonia la volontà dei contadini cefaludesi di recuperare e custodire questa eredità spirituale e culturale. Vi si legge: «Volendo ora i contadini di Cefalù ripristinare la celebrazione della Giornata dei Contadini in onore del SS. Sacramento in perfetta conformità con l’antica tradizione (frottola, simboli eucaristici infiorati, processione), si rende necessario trasferire la loro “giornata” dalla domenica infra octavam al giorno stesso del Corpus Domini». Lo scopo dichiarato era quello di continuare a «conservare e custodire la tradizione ricevuta dai padri per trasmetterla ai propri figli».
È proprio questa trasmissione a rappresentare il significato più profondo della Frottola.
Considerazioni finali
-Omaggio di fede, celebrazione di un vissuto, trasmissione ai figli… la Tradizione non è una forma di festa, una modalità da ripetere, ma il contenuto che si trasmette cioè la fede viva in Cristo Risorto presente e vivo nel Sacramento dell’Eucaristia, e la festa è celebrazione di un vissuto condiviso da una Comunità, nella sua articolazione di allora in Corporazioni, dalle Famiglie.
-Non ci sono personalizzazioni. C’è un concorrere di tutti. Quando nel passato ci sono stati problemi, liti, questioni è perché il patrimonio di fede e di tutti lo si è considerato come spazio d’azione e manifestazione solo di alcuni… e quindi destinato a perdersi.
-Non c’è finalità di spettacolarizzazione. Piuttosto rendimento di grazie e carità – il pane benedetto era destinato agli orfani della Città, e distribuito in corteo a S. Pasquale e alla Badiola. Perché la festa cristiana deve essere di tutti, soprattutto di coloro che sono i privilegiati alla tavola del Padre del Cielo.
-Elasticità, capacità di adattamento, di cambiamento a seconda del mutare dei tempi. Se la festa cristiana è celebrazione e manifestazione di quanto si vive, non può essere questa manifestazione come qualsiasi altra manifestazione legata a Cristo neppure assimilabile a un corteo storico in costume… Già, purtroppo, le nostre processioni sono considerate tali da chi vi prendiamo parte… Ci vuole pertanto inventiva, intuito, fedeltà al contenuto e al vissuto… in tal modo le tradizioni restano fedeli alla Tradizione e al contempo sempre al passo coi tempi. Come Parroci della Città, anni fa, avevamo proposto che l’ottava del Corpus Domini potesse divenire un momento stazionale in tutte le sette Parrocchie della Città, non per riprendere le abolite processioni, ma piuttosto come momento di confluenza per la preghiera e la celebrazione insieme, e magari per un momento di formazione, di catechesi, di missione… Sarebbe stato qualcosa di nuovo, ma perfettamente in linea con la Tradizione.
-La Frottola è cornice. La tela è la celebrazione eucaristica con la processione, che la Frottola annuncia, prepara, sottolinea, come un evidenziatore, amplifica come eccedenza di festa, ma che non può e non deve sostituire. Se ne tradirebbe il senso, la storia, il fine. E la si ridurrebbe a mero fenomeno folkloristico che, già perdutosi, non avrebbe senso riesumare.
-Infine: il Sinodo diocesano – riflettendo e normando sulla fede popolare – assume e ci impegna a prenderci cura di queste forme in cui il popolo accorre, chiedendoci di farle divenire esperienza illuminata dal Vangelo, che a Lui conduce, e alla vita di Comunità riporta. Pertanto, deve essere e restare esperienza della Comunità, di tutti, patrimonio di tutti.
Don Pietro Piraino








