Vorrei tanto che la celebrazione del Santo Natale non venisse mai imprigionata dalle robuste e spesso arrugginite sbarre del tempo. Come la ricorrenza del solo 25 dicembre. Che può avere la solita ricetta con i suoi ingredienti da scongelare dal mega frizer delle nostre abitudini, confuse facilmente con le tradizioni.
Vorrei ancora che non fosse risucchiata dalle inquinate acque della formalità. O meglio, delle formalità. Che sono come quelle voci e quei sorrisi pagliacci, di chi parla e canta in playback. Senza la voce e “l’orchestra” del cuore. Della coscienza. Della vita. Della luce. Della gioia!
Vorrei che insieme comprendessimo che il Santo Natale va celebrato nella quotidianità. Col passo fedele della gratitudine. Elevata al nostro Dio. Perché si è fatto carne. Corpo. Bambino. Uomo. Vorrei che guardando il nostro corpo con tutto quello che riesce a fare, a inventare e creare, riuscissimo con stupore a pensare che è uguale a quello del Dio bambino. Del Dio Figlio. E che anche noi, come Lui, siamo chiamati all’immortalità. Ad essere eterni.
Se riusciamo a possedere questa Verità, ogni giorno della nostra vita è un Natale quotidiano! Auguri!
Don Franco Mogavero
NB: nella foto Bambino Gesù realizzato dalle mani di Suor Emanuela, paziente sclerosi multipla e dal 24 giugno cittadina del Cielo.









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