, ,

Il Duomo di Cefalù compie 895 anni: un patrimonio da custodire con un impegno corale

Il Duomo di Cefalù compie 895 anni: un patrimonio da custodire con un impegno corale

Oggi 7 giugno 2026, la Basilica Cattedrale di Cefalù spegnerà 895 candeline. In quel giorno del 1131, festa di Pentecoste, re Ruggero II pose la prima pietra di quello che sarebbe diventato il simbolo indiscusso della città. Questa felice ricorrenza va ben oltre la semplice celebrazione storica, offrendo l’occasione per una profonda riflessione sul valore di un monumento che rappresenta non solo l’identità della città, ma anche il principale attrattore turistico.

Riconosciuta dal 2015 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale arabo-normanno insieme a Palermo e Monreale, la Basilica Cattedrale, con la maestosità delle sue torri e lo splendore dei mosaici del Cristo Pantocratore, attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, arricchendo il tessuto commerciale locale. Attualmente, a farsi interamente carico della complessa gestione ordinaria e della tutela del monumento è la Diocesi di Cefalù, grazie anche alle contribuzioni dell’8xmille alla Chiesa Cattolica e ai finanziamenti straordinari regionali ed europei. 

Un contributo essenziale arriva dagli stessi visitatori. Se l’ingresso alla Cattedrale è completamente gratuito, il biglietto per il museo e le torri – aperte al pubblico nel 2019 per iniziativa del Vescovo di Cefalù, Mons. Giuseppe Marciante – ha un forte valore sia sociale sia di conservazione. I proventi, infatti, non solo garantiscono il lavoro a circa 40 dipendenti della Cooperativa Sociale “Il Segno”, ma finanziano anche piccoli interventi di restauro,

Per garantire un futuro a questo “gigante di pietra”, l’auspicio è che si possa inaugurare una stagione di rinnovata e virtuosa collaborazione tra la Chiesa e le realtà locali.

Sono numerosi gli esempi di sinergie pubblico-privato e di interventi comunali capaci di agire come efficaci catalizzatori di risorse. A tal proposito, un modello di eccellenza arriva da Modena, il cui sito UNESCO (dal 1997) — che comprende la Cattedrale, la Torre Ghirlandina e Piazza Grande — è stato al centro di un importante piano di valorizzazione. Grazie a una stretta collaborazione tra il Comune e il Capitolo Metropolitano, e con il supporto di sponsor privati del territorio (come la Fondazione di Modena), sono stati coordinati i complessi restauri della Ghirlandina e delle facciate del Duomo, assicurando inoltre un monitoraggio strutturale continuo. 

Anche vivaci categorie produttive e le imprese del territorio, che traggono quotidiana linfa dal flusso turistico generato dalla Cattedrale, potrebbero unirsi in una sinergia propositiva, contribuendo attivamente e con entusiasmo alla salvaguardia del monumento attraverso forme di partenariato e reinvestimento culturale. Spesso, infatti, non sono solo i grandi colossi a fare la differenza, ma gli stessi commercianti, le piccole imprese artigiane e i cittadini, capaci di attivare virtuosi meccanismi di azionariato popolare e crowdfunding. 

La storia recente dell’arte e del restauro in Italia vanta modelli di ispirazione straordinari. Un esempio emblematico è la ricostruzione della Cattedrale di Noto dopo il tragico crollo del 1996, oggi simbolo globale di sinergia e rinascita. In quell’occasione, ai fondi statali si affiancò una straordinaria catena di solidarietà: cittadini, associazioni culturali e piccole imprese locali unirono le forze per riconsegnare la cattedrale alla comunità.

Festeggiare questa importante ricorrenza significa proprio questo: prendere esempio da queste realtà e trasformare l’orgoglio per il passato in un impegno corale e costruttivo, dove istituzioni, commercianti e comunità camminano insieme per custodire e valorizzare il bene più prezioso di Cefalù.

Valerio Di Vico