Firmato a Cefalù il Patto per le Isole: “Che i nostri figli possano avere la libertà di restare”

Firmato a Cefalù il Patto per le Isole: “Che i nostri figli possano avere la libertà di restare”

«Che i nostri figli possano avere la libertà di restare». È questo il messaggio forte e condiviso che emerge dal manifesto contro la desertificazione sociale e la fuga dei giovani, sottoscritto a Cefalù al termine del convegno “Il Patto per le Isole. Quale strategia dell’Unione Europea per il Mediterraneo?”, svoltosi sabato 20 giugno presso l’Hotel Costa Verde.

La firma del documento segna l’avvio di un percorso comune all’interno di una vasta alleanza territoriale che coinvolge istituzioni civili e religiose, forze economiche e sociali, organizzazioni sindacali, scuole, università, associazioni e cittadini.

Al centro del dibattito vi è stata la consapevolezza che la questione demografica non sia soltanto un problema di numeri, ma soprattutto di qualità della vita, opportunità e prospettive per il futuro.

«Questo Patto – si legge nel documento – chiama a raccolta tutte le energie vive, visibili o ancora silenziose, che rifiutano di rassegnarsi allo spopolamento delle nostre terre insulari».

Desertificazione demografica, declino economico, carenze infrastrutturali e difficoltà nei collegamenti sono stati alcuni dei temi affrontati durante il confronto, nel quale i partecipanti hanno discusso possibili strategie per contrastare un fenomeno che, come sottolineato nel manifesto, «sta svuotando le nostre isole».

L’incontro è stato un’occasione per analizzare la realtà attuale e individuare percorsi alternativi affinché la desertificazione sociale ed economica non venga accettata come un destino inevitabile. Per invertire la rotta, sottolineano i firmatari, è necessario rifiutare la rassegnazione, rigenerare il tessuto sociale sostenendo giovani e famiglie, rafforzare le reti tra istituzioni e cittadini e creare le condizioni affinché partire sia una scelta libera e non una necessità.

«Non accettiamo che tanti nostri giovani siano costretti all’emigrazione, né che la progressiva chiusura di scuole, presìdi sanitari, reti di trasporto e servizi essenziali trasformi le nostre terre – dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Corsica alle isole del Mediterraneo orientale – in periferie abbandonate a se stesse», afferma ancora il documento.

L’obiettivo è costruire ponti di mobilità circolare e qualificata, valorizzando il capitale umano e sottraendolo alle logiche dello sfruttamento. Un percorso fondato sulla dignità della persona umana e sul principio della sussidiarietà partecipativa.

I firmatari rivolgono infine un appello a «tutte le donne e gli uomini di buona volontà che condividono questa aspirazione: che i nostri figli possano avere la libertà di restare», invitando le popolazioni che si affacciano sul Mediterraneo a intraprendere insieme questo cammino.

Perché il futuro delle isole passa dalla capacità di fare rete, creare opportunità e costruire un Mediterraneo più unito, inclusivo e prospero.

Il convegno è stato aperto dai saluti di S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante, Vescovo di Cefalù e delegato CESi per la Pastorale Sociale e del Lavoro, e dagli interventi di S.E.R. Mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, e di S.Em. il Cardinale François-Xavier Bustillo O.F.M. Conv.

Sono intervenuti gli eurodeputati Marco Falcone e Giuseppe Lupo, il professor Vito Pipitone, docente di Economia Politica della LUMSA, il professor Marcantonio Ruisi, direttore del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università degli Studi di Palermo, la dottoressa Agata Aiello, presidente regionale ACLI, il dottor Leonardo La Piana, segretario generale CISL Sicilia, il geom. Croce Scelfo, vicepresidente della BCC Madonie, il dottor Paolo Amenta, presidente di ANCI Sicilia, il maestro pasticcere Nicola Fiasconaro e il dottor Giuseppe Salvaggio, presidente diocesano dell’Azione Cattolica.

Un ruolo significativo nell’organizzazione e nello sviluppo del confronto è stato svolto dall’avvocato Fulvio Ingaglio La Vecchia, dell’Associazione Agostini Semper – Ex studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha moderato la tavola rotonda accompagnando il dialogo tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo ecclesiale, accademico, economico e sociale, contribuendo a delineare le basi di un percorso condiviso per il futuro delle comunità insulari.

Tra i firmatari del Patto anche Giovanni Azzara, direttore del nostro giornale diocesano Il Cefalino, che ha aderito all’iniziativa quale rappresentante di uno strumento di comunicazione al servizio della comunità ecclesiale e del territorio. Attraverso il proprio impegno giornalistico, Il Cefalino intende infatti sostenere le giovani generazioni, valorizzare le opportunità offerte dalle aree interne e contribuire a una narrazione capace di promuovere sviluppo, speranza e radicamento nelle comunità locali, affinché per i giovani restare nella propria terra possa tornare a essere una scelta possibile e concreta.

Manifesto per la ripresa demografica e lo sviluppo endogeno delle isole mediterranee – TESTO

Il Manifesto per la ripresa demografica e lo sviluppo endogeno delle isole mediterranee nasce dall’alleanza tra le realtà ecclesiali e le principali forze civili, economiche, sindacali e accademiche del territorio. È insieme un appello e un impegno d’azione, che intende proseguire con determinazione il cammino avviato a Cefalù il 20 giugno 2026 con il Convegno “Il Patto per le Isole. Quale strategia dell’Unione Europea per il Mediterraneo?”

Noi, istituzioni civili e religiose, forze economiche, organizzazioni sindacali, atenei e cittadini che nell’alveo dell’iniziativa del 20 giugno abbiamo scelto di unire le nostre voci in un’ampia alleanza territoriale, dichiariamo oggi l’inizio di un cammino comune.

Sappiamo di non essere ancora tutti: i volti, le firme e le sigle che ci affiancano sono destinati a moltiplicarsi, perché questo patto fondativo chiama a raccolta, fin dal primo passo, tutte le energie vive – palesi o ancora silenziose – che rifiutano di rassegnarsi allo spopolamento delle nostre terre insulari.

Insieme, a nome di tutti coloro che si uniranno a noi, lanciamo un appello affinché il futuro demografico dell’Europa meridionale sia deciso da chi queste isole e queste aree interne le abita, le soffre e le custodisce ogni giorno.

Rifiutiamo la narrazione di un declino inevitabile

Non possiamo né vogliamo assistere in silenzio al declino demografico che sta svuotando le nostre isole.

Non accettiamo che tanti dei nostri giovani siano costretti all’emigrazione, né che la progressiva chiusura di scuole, presìdi sanitari, reti di trasporto e servizi essenziali trasformi le nostre terre, dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Corsica alle isole del Mediterraneo orientale, in periferie abbandonate a se stesse.

Ci impegniamo affinché questa desertificazione non sia accettata come un destino senza alternativa.

Unendo le nostre forze, ci impegniamo a cambiare questa narrazione.

Guardiamo al di là dei confini istituzionali, consapevoli che il Mediterraneo non è una barriera che ci separa ma uno spazio comune che ci lega alle sponde del Maghreb, del Medio Oriente, dell’Anatolia e dei Balcani occidentali.

Invitiamo le popolazioni bagnate dal Mediterraneo a intraprendere questo percorso con noi.

Vogliamo costruire ponti di mobilità circolare e qualificata, valorizzare il potenziale umano sottraendolo alle logiche dello sfruttamento, e trasformare i nuovi flussi migratori in un fattore di ripopolamento e di sviluppo economico e sociale per le nostre comunità euro-mediterranee.

Ogni passo di questo cammino è fondato sulla dignità inalienabile della persona umana e sul principio della sussidiarietà partecipativa, che orienta e misura il nostro agire.

Un patto d’azione per il futuro

Con questo documento poniamo le basi operative di un metodo di lavoro che nasce dal basso.

Daremo vita a tavoli di partecipazione e laboratori permanenti, promuovendo reti di protezione sociale, modelli di welfare di prossimità fondati sulla mutualità, poli di formazione a distanza e strumenti di microcredito a sostegno dell’iniziativa imprenditoriale locale.

Questo vuole essere un patto d’azione, che interpella il Parlamento europeo e le istituzioni chiamate a rispondere alle sfide demografiche del continente.

Chiamiamo a raccolta le pubbliche amministrazioni, le università, le lavoratrici e i lavoratori, le cooperative, le associazioni e tutte le donne e gli uomini di buona volontà che condividono questa aspirazione: che i nostri figli possano avere la libertà di restare.

Questa è la nostra visione.

Il Mediterraneo unito è il nostro futuro.