Anche in questo 2026, la Diocesi di Cefalù ha vissuto un importante momento di crescita e partecipazione ecclesiale con il conferimento di nuovi ministeri laicali. Nello specifico, sono stati istituiti 13 lettori, 6 ministri straordinari della Comunione, 8 catechisti e 4 accoliti, in un percorso coordinato dal responsabile per la Ministerialità Laicale, don Francesco Richiusa.
Le comunità coinvolte, insieme ai rispettivi parroci, provengono da un’ampia fetta di territorio della Diocesi: Alimena, Aliminusa, Blufi, Castelbuono, Cefalù, Montemaggiore Belsito, Campofelice di Roccella, Gangi e Valledolmo, con la presenza anche della Cappellania dell’Ospedale di Petralia Sottana.
Durante l’omelia, il Vescovo, ha offerto una profonda riflessione teologica e pastorale sul significato dei ministeri nella vita della Chiesa, richiamando il cammino del popolo di Dio come un pellegrinaggio verso la “città di Dio”. «Tutta la storia della salvezza – ha affermato – è la storia di una città che deve essere sempre riedificata e riconciliata». Il riferimento è andato alla contrapposizione tra la “città di Caino”, segnata dall’esclusione e dalla frattura, e la Gerusalemme celeste descritta nell’Apocalisse, città della comunione universale e della fraternità compiuta.
Una visione ampia e simbolica in cui la Chiesa è chiamata a riconoscersi come popolo in cammino: «Le nazioni cammineranno alla sua luce… le sue porte non si chiuderanno mai», ha ricordato il vescovo, sottolineando l’immagine di una città aperta, accogliente e senza esclusioni. Marciante ha poi ribadito il senso profondo dei ministeri istituiti: «Tutti i ministeri nella Chiesa sono espressione dell’unico servizio di Cristo». Non ruoli di potere o protagonismo, ma forme diverse di servizio che hanno origine in Cristo e a Lui conducono.
I diversi ministeri sono stati così riletti alla luce della vita ecclesiale: il lettore come animatore dell’ascolto della Parola, l’accolito come ministro dell’Eucaristia e della consolazione, il catechista come compagno di cammino nella fede. Tutti, ha sottolineato il vescovo, sono chiamati a costruire una Chiesa viva, sinodale e missionaria. «Non si tratta di possedere un ruolo – ha evidenziato – ma di far crescere gli altri, mettendo i propri doni al servizio della comunità». Il ministero, ha aggiunto, non è un privilegio ma una via di santità.
Un nuovo segno concreto di una Chiesa che cammina insieme, valorizza le vocazioni e si apre alla corresponsabilità dei laici nella vita pastorale, sotto il segno del servizio, della comunione e della centralità della Parola e dell’Eucaristia.










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