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Cefalù celebra San Francesco: il Vescovo Marciante richiama all’umiltà, alla fede e alla pace

Cefalù celebra San Francesco: il Vescovo Marciante richiama all’umiltà, alla fede e alla pace

Foto di: Salvo Ciano

Cefalù si è raccolta numerosa oggi pomeriggio nella parrocchia di San Francesco per celebrare il Santo Patrono d’Italia, figura luminosa di santità che continua a guidare il popolo dei credenti anche dopo otto secoli. A presiedere la Santa Messa, S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù, che durante l’omelia ha offerto una profonda meditazione sulla vita e sull’eredità spirituale del Poverello di Assisi.

Accanto al Vescovo hanno concelebrato il parroco, padre Aurelio Biundo, e padre Antonio Raimondo, guardiano del Santuario di Gibilmanna. Nella sua riflessione, il vescovo ha posto al centro tre tratti essenziali della spiritualità francescana: l’umiltà, la fede e la pace: “San Francesco – ha detto il Vescovo – è stato innanzitutto un uomo di umiltà. Non ha cercato grandezze, non ha voluto onori, ma ha scelto di farsi piccolo, povero e fratello di tutti. La sua forza non veniva dal potere, ma dalla sua capacità di riconoscersi creatura amata da Dio e di mettere sé stesso a servizio degli altri”.
Marciante ha quindi ricordato che l’umiltà, in Francesco, non è mai stata passività o rinuncia, ma disponibilità piena a lasciarsi guidare dallo Spirito: “in un mondo che spesso cerca il successo e l’apparenza – ha aggiunto – San Francesco ci mostra che la vera grandezza è farsi servi, è riconoscere che tutto ciò che siamo e che abbiamo è dono di Dio. Solo così si diventa davvero liberi e capaci di amare”.

Il secondo tratto sottolineato è sicuramente la fede incrollabile del Santo di Assisi. “San Francesco ha vissuto la sua vita come un atto di fiducia totale nel Signore – ha detto monsignor Marciante – non si è mai scoraggiato davanti alle prove, alle incomprensioni, alle malattie. Al contrario, tutto lo riconduceva a Dio. La sua fede era concreta, si nutriva di Vangelo e diventava vita quotidiana, scelta di fraternità, servizio ai poveri, amore per il creato”.
Infine, il vescovo Giuseppe ha richiamato la vocazione di Francesco come uomo di pace, tratto distintivo del Poverello d’Assisi: “Non solo predicava la pace, ma la viveva e la costruiva ogni giorno. In un tempo di guerre e divisioni, egli si fece messaggero di riconciliazione, andando incontro anche a chi era considerato nemico. La sua testimonianza rimane un invito urgente per noi: senza pace non c’è futuro, senza pace non c’è fraternità, senza pace non c’è vera umanità”.

Il Vescovo ha quindi concluso rivolgendo un appello ai fedeli: “In un mondo attraversato da conflitti e violenze, siamo chiamati a diventare artigiani di pace, a partire dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità, dai nostri ambienti di vita. La pace non nasce dai grandi accordi, ma da piccoli gesti quotidiani di amore, di perdono e di fraternità. Il Santo di Assisi non appartiene solo al suo tempo, ma continua a camminare accanto a noi. Ci insegna che l’umiltà non è debolezza, che la fede non è illusione, che la pace non è utopia. Sono le strade concrete per costruire un mondo nuovo, più umano e più evangelico”.

Giova annunciare, come abbiamo riportato nel nostro precedente articolo, che l’ottavo centenario della morte di San Francesco, che si celebrerà nel 2026, sarà segnato da un evento storico: per la prima volta il corpo del Santo sarà esposto ai fedeli. L’ostensione avverrà dal 22 febbraio al 22 marzo 2026 nella Basilica di San Francesco ad Assisi, come segno di preghiera, memoria e rinnovamento spirituale.