Cefalù ha celebrato il Santissimo Salvatore, titolare della cattedrale.
Sono parole di luce, richiamo, spiritualità e impegno civile, quelle pronunciate dal nostro vescovo S.E.R. monsignor Giuseppe Marciante, il quale durante il suo discorso alla città, ha invitato i fedeli a salire con Gesù sul “monte della preghiera”, ma anche a scendere nella concretezza della storia, per trasformarla. Al centro della sua riflessione: la difesa del territorio (in modo particolare delle aree interne), la crisi abitativa di Cefalù, la condizione dei giovani e la necessità di una rinnovata responsabilità collettiva.
Una lucida analisi del presente, che riguarda non solo la città, bensì l’intero territorio madonita, colpito da diverse problematiche, una su tutte lo spopolamento dei comuni dell’entroterra il dramma dell’esodo giovanile, non solo nel Comprensorio ma anche in tante altre parti d’Italia. Analisi che si è intrecciata con il significato profondo della Trasfigurazione, la quale: “ci addita il domani come il luogo dove abita la Speranza”.
“L’uomo trasfigurato – ha detto il Vescovo – in ogni sua azione sceglie infatti la via del bene e della luce, ed è abitato dalla forza della resurrezione. Si veste di bellezza. Afferra la propria vita a piene mani, riesce a scuoterla per avviarla su un percorso di pienezza, di autenticità e di coerenza. E, ancora, l’uomo trasfigurato non rimane tra i campi della nostalgia bruciati dai raggi dei ricordi; non si arresta tra le lunghe corsie dei pallidi e palliativi rimedi che si riducono nel dire e nel dirsi buone parole rimandando tutto ad altre occasioni migliori. Promuove e realizza condizioni di cambiamento con modifiche radicali dei modi di esistere, di abitare la nostra Casa comune, la Terra, il nostro territorio e la nostra Città”.
Il vescovo ha quindi criticato duramente il Piano Strategico Nazionale sulle Aree Interne (SNAI) 2021-2027, sostenendo che il tentativo di rilancio dei piccoli Comuni più isolati rappresenta un “accanimento terapeutico” e uno spreco di denaro pubblico, poiché il piano stesso, con il suo obiettivo 4, sembra accompagnare le aree interne verso uno spopolamento irreversibile, una vera e propria “eutanasia comunitaria” come ha detto nel discorso. Calabria e Sicilia, tra cui le Madonie, sono considerate destinatarie di un lento processo di estinzione, per tal motivo il vescovo si è poi rivolto con forza ai sindaci e ai cittadini, invitandoli a reagire e a non accettare questa visione, affermando che la fede e la cultura sono le risorse fondamentali per mantenere viva l’identità e la vita di questi territori, che altrimenti rischiano di trasformarsi in deserti abbandonati, perdendo la loro storia e il loro patrimonio umano: “aprite gli occhi e alzate la vostra voce: i paesi delle Madonie che voi rappresentate e governate rischiano l’estinzione. Se i nostri territori vengono abbandonati, non solo dai suoi abitanti, ma peggio ancora dalle Istituzioni, diventeranno un deserto arido. Ma guardiamo anche ai Comuni della costa e, specialmente, alla nostra Cefalù che, gradualmente, sta perdendo la sua identità, la sua cultura e il suo patrimonio umano. È grazie alla fede che molte espressioni della cultura popolare, come questa, resistono”. Una situazione che richiede un cambio di rotta immediato.
Poi, il punto sulla situazione di Cefalù: I giovani che vogliono metter su famiglia devono emigrare nei Comuni limitrofi perché non si trovano più abitazioni disponibili e soprattutto a prezzi equi. Trovano disponibilità solo per i mesi invernali e a costi non facilmente sostenibili; nei mesi di turismo sono costretti a lasciare gli alloggi. Ho accolto l’amarezza e la difficoltà di molte persone che non riescono a trovare un affitto per tutto l’anno. Ormai è nato un nuovo culto “Al Dio del Benessere”, per dire al dio denaro. Dico sul serio: era l’insegna di un nuovo negozio sorto qualche mese fa; insegna che entro pochi giorni – io dico grazie a Dio – è stato cambiata. Le strade e le piazze pubbliche del centro storico sono divenute di fatto private, invase da tavolini e ombrelloni. Ringrazio l’Amministrazione comunale perché, almeno per due feste, ci ha permesso di liberarle. Qualcuno forse ha protestato, ma io penso che, almeno per qualche ora all’anno, conviene adorare il Dio vero, e non il dio denaro. Le processioni fanno sempre più difficoltà a passare lungo le nostre strade. Alle volte risulta difficoltoso accompagnare persino i nostri fratelli defunti per l’ultimo commiato. Pensiamo poi ai mezzi di soccorso che hanno difficoltà a farsi strada tra le vie del centro. Corso Ruggero mostra purtroppo uno spettacolo indecente di turisti che bivaccano sui marciapiedi fin davanti al Palazzo di Città e alla nostra Basilica Cattedrale. Non parliamo poi di quanti, imperterriti, passeggiano per le strade del centro storico a torso nudo o in costume da bagno. C’è persino chi – e l’ho visto con i miei occhi – tenta di entrare così in Basilica Cattedrale consumando magari un gelato o sorseggiando una bibita. Auspico un rinnovato intervento di vigilanza da parte della Polizia Municipale, che oltre a far rispettare il codice della strada, deve sempre più essere impegnata nel salvaguardare il decoro della nostra Città. Richiamo poi le Istituzioni e tutti i Parroci in particolare a rivolgere la loro attenzione ai problemi degli adolescenti, dei ragazzi: è infatti necessario uno sforzo generoso per offrire alternative ad esperienze fuorvianti. Penso in modo particolare al consumo di stupefacenti ed alcol. Ai Parroci dico: incrementate gli oratori! Chiedo alle Forze dell’ordine di rafforzare la loro già preziosa presenza sul lungomare e nei luoghi di spaccio. Esorto i gestori dei locali a collaborare con le stesse affinché la vita dei nostri adolescenti non venga mai messa a rischio. Incoraggio poi gli esercenti di strutture recettive e di ristorazione ad aprirsi ai tirocini formativi per i giovani che hanno concluso la scuola dell’obbligo e desiderano iniziare una esperienza lavorativa, al fine di evitare di accrescere il numero dei cosiddetti “neet”.
Ci sono anche tanti aspetti positivi che negli anni man mano hanno preso campo, ad esempio, il Vescovo ha evidenziato con gioia la solidarietà nelle scuole verso i ragazzi fragili, nonostante come ben sappiamo purtroppo si registra un aumento dei casi. Ha lodato quindi l’impegno della comunità cefaludese verso le realtà assistenziali locali e ha salutato con speranza la ripresa dell’IPAB San Pasquale, dopo anni di crisi.
Ha ribadito il ruolo di Cefalù come ponte tra costa e Madonie e lanciato un appello contro la fuga dei giovani, tema che al vescovo sta molto a cuore, perché i giovani sono il futuro del nostro territorio, ma devono avere anche la possibilità di poter rimanere senza temere lo spettro del dover andare altrove.
Nel ricordo di Hiroshima, Marciante ha infine contrapposto la luce di morte della guerra alla luce della Trasfigurazione, invocando un impegno concreto per la pace e un futuro da immaginare e costruire insieme. Pace che purtroppo sembra lontana perché come ha affermato il vescovo di Hiroshima monsignor Shirahama: “Oltre ai cinque Stati in possesso di armi nucleari che sono parte del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), si stanno affermando altri Paesi dotati di questo strumento e un ulteriore disarmo si fa sempre più difficile. Di fronte alla teoria della deterrenza, che giustifica il possesso di armi nucleari, dobbiamo smascherare la disumana natura delle armi nucleari, pregare per la loro abolizione, dialogare e agire insieme”. Dobbiamo quindi aspirare alla pace, partendo dal basso, perché come diceva il Beato Giuseppe Puglisi: “se ognuno fa qualcosa, insieme possiamo fare tanto”.
FOTO IN EVIDENZA: Giacomo Sapienza









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