Benedizione di Sant’Anna a Castelbuono: tra attualità e fede, intervista a Don Pino Vacca

Benedizione di Sant’Anna a Castelbuono: tra attualità e fede, intervista a Don Pino Vacca

Per Castelbuono la festa di Sant’Anna è il momento più atteso dell’anno, dove migliaia di fedeli si raccolgono intorno al culto della propria patrona, e dove ogni parola assume un significato profondo e determinante. Il 27 sera, in una Piazza Castello, gremita di persone, impazienti di vedere la reliquia esposta, è stato mandato un messaggio di assoluta vicinanza alle popolazioni stremate dalle guerre e dalla violenza, che conferma Castelbuono roccaforte di pace.

Durante la benedizione, in un clima di fede e aspettativa, i parroci hanno esortato i presenti a pregare per coloro i quali si trovano assoggettati alle crudeltà dei conflitti armati, in Thailandia, Siria, e Gaza; emettendo un grido di protesta contro il genocidio che viene perpetrato a discapito della popolazione palestinese.

Un grande momento di raccoglimento che ha coinvolto in una social catena tutti i presenti, accomunati dal desiderio di pace, e dalla volontà di rompere il silenzio sulle empietà che affliggono donne, uomini e bambini innocenti. Abbiamo intervistato Don Pino Vacca, il quale ha commentato questo importante momento con noi, spiegando il motivo e il significato profondo che si cela dietro quelle parole, che hanno raggiunto castelbuonesi vicini e lontani, e non solo.

Don Pino, sicuramente è stata una benedizione improntata all’attualità, cosa vi ha spinto a emettere questo grido di protesta in questo contesto ?

“Il messaggio è stato studiato con il fine di elevare il grido di sgomento contro la guerra all’intento di una festa così grande e rilevante come quella di Sant’Anna. Un messaggio maturato dietro una serie di incontri tra i parroci, per trovare la soluzione di migliore compromesso. Si è deciso di mandare questo messaggio nel momento più solenne, quindi la benedizione, con la reliquia esposta; in un contesto magico, dove sono presenti non solo le persone in piazza, ma tutto il paese sente questo eco. L’intenzione era quella di dare voce alle popolazioni oppresse, un grido che potesse assordare le coscienze e scuoterle; attraverso parole pesate e semplici, per affrontare le problematiche in maniera chiara. Abbiamo quindi inteso contestualizzare la preghiera, evitando un appello generico alla pace, ma scendendo nel particolare della situazione attuale”.

Avete parlato di “Obbligo morale di unirsi a chi soffre”, ad oggi quanto è importante prendere una posizione, e superare il velo di silenzio che spesso ci attanaglia ?

Oggi viviamo in una condizione di grande ambiguità, dove spesso si ha difficoltà a prendere una posizione, per paura dei giudizi altrui e di eventuali polemiche, e questo induce ad assumere un comportamento asettico e di indifferenza rispetto a questioni di primaria importanza; le quali non possono essere nascoste dietro un velo di silenzio. La scrittura è per dire sì sì e no no, non è quindi per l’ambiguità. Proprio seguendo l’insegnamento datoci dalla scrittura si ha avuto la volontà di prendere posizione durante il solenne momento della benedizione, affinché tutta la comunità potesse esprimere il proprio dissenso verso questo genocidio, e verso qualsiasi forma di violenza. Quindi un momento importante, di consapevolezza e coraggio, necessario per conservare lo specifico umano su cui si innesta il vangelo”.

La benedizione ha avuto un grande accoglimento, coinvolgendo migliaia di persone, indipendentemente da fede, visioni politiche, età; secondo lei perché questo ?

“La partecipazione deriva dal desiderio enorme di pace, di giustizia, e di verità. Per tale motivo anche coloro i quali non frequentano abitualmente la Chiesa, quando questa esprime valori veri, assoluti e sentiti dal popolo, ci si riconoscono senza grandi preamboli, senza grandi paure. Il 27 sera tutti i presenti si sono immedesimati e riconosciuti in quel grido di pace e giustizia, che è stato elevato in una funzione; che non si è arginata ad essere solo religiosa, ma ha coinvolto la storia. E quando il Vangelo coinvolge la storia la gente non ha più paura di avvicinarsi alla Chiesa e alle scritture, perché queste diventano strumenti per esteriorizzare esigenze ed ideali che noi tutti conserviamo nel profondo del cuore”.

Oggi l’utilizzo di armi non convenzionali, ci pone di fronte a guerre senza regole e senza umanità, che ne pensa a riguardo ?

La guerra è guerra, porta sempre devastazione e per tale motivo deve essere fermamente condannata in qualsiasi sua esteriorizzazione. Ma perdere quelle regole, codificate e non, vuol dire perdere il ben dell’intelletto e la propria umanità, che anche in una guerra dovrebbe trovare il suo posto. Questi gesti di grande crudeltà, oggi molto attuali, ci dimostrano che abbiamo toccato il fondo, giungendo in una società in cui l’uomo considera il proprio simile come mero oggetto utile ai suoi scopi. La perdita di umanità anche nei contesti bellici si può denotare già dai continui bombardamenti che colpiscono in maniera indiscriminata bambini, anziani, disabili, scuole e ospedali; e che mostrano il desiderio di certi governanti di raggiungere il proprio scopo indipendentemente dagli esiti delle proprie azioni”.

La chiesa di Castelbuono molte volte ha preso una posizione in merito ai conflitti nel mondo, questa spinta promana ed è supportata anche dai fedeli ?

In genere le scelte di prendere posizione in merito a situazioni così delicate, derivano dalla sensibilità dei sacerdoti. Tuttavia le nostre scelte sono supportate costantemente dal consenso dei nostri fedeli, che ci spingono a continuare la nostra attività, diventando un pungolo costante e positivo. Nello specifico con la benedizione di giorno 27 abbiamo dato voce a ciò che ognuno nel silenzio crede e vorrebbe esprimere; ma che spesso per paura, o anche indifferenza, non si sente in grado di esteriorizzare. Per noi è molto importante constatare come la comunità si riconosca pienamente in quello che abbiamo detto e fatto”.

Se dovesse mandare un messaggio di pace ai giovani, che oggi si trovano in un clima di continua violenza, in una società disinteressata e dove primeggiano i valori della contrapposizione, cosa direbbe ?

“In questi giorni, a Roma e in Vaticano, si sta svolgendo il Giubileo dei Giovani; giovani a cui Papa Leone XIV si è rivolto in maniera chiara e univoca, esortandoli a prendere una posizione, a ribellarsi, rispetto allo stato di violenza in cui viviamo; lottando affinché la cultura della pace possa infondere tutti noi. Ed in tal senso penso che il migliore messaggio di pace per voi giovani sia questo”.

Francesco Lo Bianco

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