La Sicilia, nel suo perenne oscillare tra l’abbandono e il tentativo di un riscatto che pare sempre imminente eppure lontano, si trova oggi dinanzi a una nuova, imponente manovra economica.
Si parla di oltre 37 milioni di euro, tratti dal Fondo Sociale Europeo Plus per il periodo 2021-2027, destinati a quelle che, con un’espressione tecnocratica ma eloquente, vengono definite Aree Interne. Sono i territori dell’osso, le terre alte e i borghi silenti che costituiscono quasi il 40% dell’isola: 155 comuni dove il tempo sembra essersi fermato, non per scelta, ma per consunzione. Questa strategia, che si incardina nella Priorità 5 del Programma Regionale e risponde ai dettami del Regolamento UE 2021/1057, segna un primato nazionale: la Sicilia è infatti la prima regione d’Italia a recepire con tale specificità la richiesta europea di innovazione sociale.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso, quasi temerario per una terra abituata all’esodo: contrastare lo spopolamento e favorire la rinascita demografica attraverso l’insediamento stabile di nuovi nuclei familiari. Si prevede di coinvolgere circa 670 destinatari, un piccolo esercito di “nuovi residenti” scelti tra giovani coppie, anziani e soggetti vulnerabili, inclusi migranti e rifugiati regolarmente soggiornanti.
Il modello proposto non vuole essere assistenziale, ma rigenerativo, nel tentativo di riattivare il tessuto imprenditoriale locale e recuperare quella “materia morta” fatta di casolari abbandonati e terre incolte. La ripartizione dei fondi segue una logica di necessità: dai Nebrodi, cui spettano oltre 4 milioni e mezzo di euro, alle Madonie, dalle Terre Sicane alla Valle del Simeto. Ogni territorio è chiamato a un esercizio di co-progettazione con il Terzo Settore, seguendo l’approccio bottom-up – dal basso verso l’alto – che dovrebbe, nelle intenzioni, valorizzare le specificità locali.
Le azioni concrete si dividono in due filoni principali. Da una parte, housing sociale e inserimento lavorativo, mediati dalla figura quasi pedagogica del Mentore familiare, custode dell’integrazione tra i nuovi arrivati e la comunità stanziale. Dall’altra, il sostegno all’impresa, con laboratori e microcredito per start-up e imprese sociali, affinché la montagna e la collina smettano di essere luoghi di sola nostalgia per farsi spazi di mercato.
Resta da vedere se questa iniezione di liquidità saprà scalfire la rassegnazione o se diverrà l’ennesima architettura burocratica di carta. L’esperimento è di rilievo europeo: trasformare la marginalità geografica in opportunità. Ma in Sicilia, si sa, la distanza tra la legge e la realtà è spesso la misura di un destino che attende di essere smentito dai fatti.
Fulvio Ingaglio La Vecchia









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