I Comitati spontanei di agricoltori, allevatori e consumatori siciliani alzano la voce contro l’accordo commerciale tra Unione Europea e Paesi del Mercosur, ritenuto una grave minaccia per la sovranità alimentare, la sicurezza dei cittadini e la tenuta delle filiere agricole dell’Isola. La decisione del Governo italiano di dare il via libera all’intesa, nonostante le proteste del comparto agricolo, ha acceso un duro scontro anche in Sicilia, dove si teme un impatto pesante su produzioni strategiche come agrumi, olio, formaggi e grano.
L’appello
I Comitati spontanei di agricoltori, allevatori e consumatori siciliani esprimono una netta e ferma opposizione all’accordo commerciale tra Unione Europea e paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), ritenuto gravemente lesivo della sovranità alimentare, della sicurezza dei consumatori e della sopravvivenza delle filiere agricole siciliane. La scelta del governo italiano di dare via libera all’accordo commerciale, nonostante le proteste del comparto agricolo, ha suscitato polemiche anche in Sicilia.
“L’accordo favorisce l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agricoli e zootecnici provenienti da paesi che non rispettano gli standard UE in materia di qualità, tracciabilità, tutela ambientale e benessere animale – spiegano i Comitati -. In particolare, nei paesi del Mercosur è consentito l’uso di ormoni, estrogeni, pesticidi e fitofarmaci, tra cui il glifosato, vietati o fortemente limitati da decenni nell’Unione Europea, con evidenti rischi per la salute dei consumatori”. Preoccupa fortemente anche il rischio di concorrenza sleale e di compressione dei prezzi all’origine, dovuto all’importazione massiccia di carne bovina e altri prodotti agricoli a basso costo. In Sicilia, il danno sarebbe amplificato dal fatto che, su 57 prodotti italiani tutelati dall’accordo, solo 2 sono siciliani, lasciando esposte intere filiere strategiche come agrumi, olio, formaggi e cerealicoltura.
“L’apertura di questa enorme area di libero scambio – continuano i Comitati – ai paesi europei giova principalmente nei settori industriali e commerciali (macchinari, trasporti, chimica e farmaceutica), mentre sacrifica l’agricoltura, trasformandola in merce di scambio”. Non bastano a tranquillizzare agricoltori, allevatori e consumatori siciliani neppure le clausole di salvaguardia previste, ritenute storicamente inefficaci e incapaci di intervenire tempestivamente a tutela dei comparti più fragili, e la cosiddetta “reciprocità” prevista dall’accordo.
“È puramente formale e inefficace – osservano i Comitati -. Gli eventuali adeguamenti alle normative europee sono dilazionati nel tempo, privi di reali strumenti coercitivi e incapaci di prevenire gli effetti immediati e irreversibili che l’accordo produrrebbe sull’agricoltura siciliana. A ciò si aggiunge l’assenza, nei Paesi del Mercosur, di adeguate tutele sociali e lavorative, con il rischio concreto di competizione fondata sullo sfruttamento del lavoro, inclusi fenomeni di lavoro minorile e assenza di diritti, che abbassano artificialmente i costi di produzione”. I Comitati sottolineano come anche studi e documenti della stessa Unione Europea riconoscano le criticità dell’accordo sotto il profilo economico, sociale, ambientale e regolatorio, confermando l’impatto negativo su territori agricoli vulnerabili come la Sicilia.
«Alla luce di tutto ciò – concludono i Comitati – denunciamo la totale assenza di un’azione incisiva da parte del Governo regionale e della maggioranza dei deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana, che non hanno esercitato alcuna pressione efficace sul Governo nazionale per fermare l’accordo, nonostante le mobilitazioni promosse dai Comitati delle Madonie, della Valle del Torto e dell’Himera, di Resuttana, della Gurfa, del Dittaino-Tumarrano, dei Nebrodi, della Valle del Belice e dai presìdi di Catania e Ragusa. Per queste ragioni chiediamo le dimissioni immediate di tutti i deputati dell’ARS e dei rappresentanti del Governo regionale che non hanno difeso con determinazione gli interessi della Sicilia, dei suoi agricoltori, allevatori e consumatori. La nostra terra, la nostra sovranità e sicurezza alimentare, la nostra dignità produttiva non possono essere sacrificate in nome di un libero scambio che favorisce pochi e danneggia molti».









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