Il Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo torna al punto di partenza. O, più precisamente, a una nuova fase di confronto. L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, ha annunciato il ritiro dell’attuale proposta per consentire «ulteriori e necessari approfondimenti» e permettere ai territori di esprimere le proprie istanze.
Una decisione che arriva dopo settimane di confronto tra la Regione e i Comuni interessati e che modifica il percorso avviato nei mesi scorsi. Il 22 aprile la Regione aveva comunicato la conclusione dell’iter istruttorio per l’adozione del Piano, presentandolo come uno strumento destinato a definire indirizzi di tutela e valorizzazione del territorio e a porre le basi per uno sviluppo sostenibile.
A settembre, tuttavia, i sindaci avevano chiesto un confronto sulle criticità legate all’introduzione e all’estensione dei diversi livelli di tutela. L’8 settembre, a Palazzo d’Orléans, il presidente della Regione Renato Schifani, l’assessore Scarpinato e i vertici dell’amministrazione dei Beni culturali avevano incontrato una trentina di rappresentanti dell’Unione dei Comuni delle Madonie e dei Comuni di Campofelice di Roccella, Cefalù, Lascari e Termini Imerese. Da quell’incontro era nata la decisione di istituire un tavolo tecnico per esaminare le criticità segnalate dai territori.
Il confronto si è ora tradotto nel ritiro della proposta. «A conferma della nostra totale e costante disponibilità all’ascolto e al dialogo, abbiamo deciso di ritirare l’attuale proposta del Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo per consentire ulteriori e necessari approfondimenti», ha dichiarato Scarpinato.
L’assessore ha spiegato che la scelta è stata assunta «per venire concretamente incontro alle esigenze dei sindaci e delle comunità locali», dando ai territori «l’opportunità e i tempi adeguati per esprimere al meglio le loro istanze». L’obiettivo indicato dalla Regione è arrivare a uno strumento frutto di una «reale e proficua condivisione istituzionale», mantenendo al tempo stesso la tutela del patrimonio paesaggistico come principio di riferimento.
Una posizione condivisa dal presidente della Regione. «Apprezzo la decisione dell’assessore Scarpinato, che va nella direzione auspicata da tempo da Palazzo d’Orléans», ha affermato Renato Schifani. «Il piano paesaggistico deve nascere dal confronto con i sindaci e le comunità locali, tenendo insieme la tutela del territorio e le esigenze di chi lo vive». Il presidente ha quindi annunciato l’annullamento della riunione che aveva convocato per il pomeriggio, proprio alla luce del ritiro della proposta.
La notizia è stata accolta con favore dall’Unione dei Comuni delle Madonie. Il presidente Luigi Iuppa ha parlato di una scelta che permette di riaprire un confronto ritenuto indispensabile. «La tutela del nostro straordinario patrimonio ambientale e paesaggistico è un obiettivo che tutti condividiamo», ha dichiarato Iuppa a MadoniePress, sottolineando però la necessità che uno strumento di questa portata venga costruito attraverso l’interlocuzione tra Regione, Comuni, amministratori, tecnici, categorie produttive e comunità locali. Per Iuppa, le Madonie hanno bisogno di tutela, ma anche di strumenti capaci di accompagnare «uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle caratteristiche dei nostri Comuni». Il nuovo Piano, secondo il presidente dell’Unione, dovrà quindi nascere da una fase di dialogo e condivisione, nella quale possano essere affrontate le criticità evidenziate dai territori nelle scorse settimane.
Tra i Comuni che hanno manifestato formalmente le proprie preoccupazioni c’è Cefalù. Il sindaco Daniele Tumminello, commentando il ritiro della proposta, ha ricordato l’iniziativa già assunta dall’amministrazione comunale a tutela del nuovo Piano regolatore generale, approvato nel 2025 dall’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente. Il Comune, come riferisce il primo cittadino, ha presentato ricorso al Tar con istanza di sospensiva.
«Un’azione forte, decisa, lineare e coerente», la definisce Tumminello, ritenuta dall’amministrazione necessaria per portare all’attenzione le ragioni del Comune. Il timore espresso da Cefalù riguarda in particolare l’impatto che il Piano paesaggistico avrebbe potuto avere sul nuovo Prg, frutto di un lungo percorso di pianificazione e già sottoposto alle relative valutazioni paesaggistiche e ambientali. Il Comune di Cefalù aveva peraltro già dato evidenza pubblica dell’adozione del Piano paesaggistico degli Ambiti 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 12 della provincia di Palermo, mentre il nuovo Prg comunale risulta approvato con decreto dirigenziale del 15 maggio 2025. Ora, dopo il ritiro annunciato dalla Regione, Tumminello auspica che si possa procedere alla definizione di un nuovo Piano «facendo venir meno le criticità evidenziate» non soltanto dal Comune di Cefalù, ma anche da altre realtà del territorio.
Il quadro, dunque, cambia. La Regione conferma la necessità di tutelare il paesaggio, ma sceglie di riaprire il percorso; i Comuni chiedono che il nuovo strumento tenga conto delle specificità territoriali e degli strumenti urbanistici già approvati. Il prossimo passaggio sarà capire come verrà costruita questa nuova fase di confronto e, soprattutto, quali modifiche saranno apportate alla proposta ritirata.
Per le Madonie, per Cefalù e per gli altri Comuni coinvolti, si apre così una nuova partita: tutela del paesaggio e pianificazione dello sviluppo dovranno trovare un punto di equilibrio attraverso il confronto tra istituzioni e territori.









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