Il 21 ottobre è una data significativa nel calendario della Chiesa di Palermo e per tutta l’Italia, un giorno che non celebra un lutto, ma la testimonianza luminosa di una vita spesa per il Vangelo: la memoria liturgica del Beato e Martire Giuseppe Puglisi, il prete che ha pagato con la vita il suo impegno contro la mafia.
Questa data, così importante per ricordare il sacrificio di un pastore, è stata scelta non a caso. Il 21 ottobre è infatti il giorno in cui, nel quartiere palermitano della Kalsa, nella Chiesa di Santa Maria della Pietà, don Giuseppe Puglisi ricevette il sacramento del battesimo, il seme della fede che germogliò in una vocazione radicale.
Nato il 15 settembre 1937, Padre Pino Puglisi è indissolubilmente legato al quartiere di Brancaccio, una delle aree più difficili e disagiate di Palermo, e roccaforte di Cosa Nostra. Qui, come parroco della Chiesa di San Gaetano, don Puglisi non si limitò a celebrare la messa; fece della sua parrocchia una trincea di legalità e speranza.
Il suo metodo era semplice ma rivoluzionario: sottrarre i bambini e i giovani all’influenza della criminalità organizzata offrendo loro alternative concrete. Fondò il centro “Padre Nostro” e iniziò un’azione pastorale e sociale che mirava a ricostruire il tessuto umano e morale del quartiere, un mattone alla volta. Il suo lavoro era una denuncia silenziosa ma potentissima del potere mafioso, che vedeva nella sua opera un pericoloso ostacolo al reclutamento e al controllo del territorio.
La sera del 15 settembre 1993, giorno in cui compiva 56 anni, don Puglisi venne atteso e ucciso da un killer di Cosa Nostra proprio davanti alla sua abitazione. Il suo assassino, Salvatore Grigoli, che anni dopo confessò l’omicidio (e altri 45 delitti), raccontò di essere rimasto disarmato e turbato di fronte alla reazione del sacerdote.
Mentre gli puntava la pistola, don Puglisi si girò e, con un enigmatico e sereno sorriso, disse: “Me lo aspettavo”. Questo sorriso, l’ultimo gesto di una vita dedicata a Cristo, è diventato il simbolo del martirio e della vittoria della fede sulla violenza. Beatificato il 25 maggio 2013, Padre Pino Puglisi è oggi venerato come un martire della fede e della giustizia. La sua eredità non risiede solo nel tragico epilogo della sua vita, ma nel coraggio quotidiano con cui ha vissuto il suo sacerdozio.
Il 21 ottobre è l’occasione per ricordare e attualizzare il suo messaggio: la mafia si combatte innanzitutto con la cultura, l’educazione e la presenza amorevole e ferma della Chiesa al fianco degli ultimi. Padre Puglisi non è stato solo una vittima, ma un profeta che, col battesimo e col martirio, ha segnato in modo indelebile la storia della lotta alla mafia, dimostrando che non si può servire Dio e contemporaneamente onorare la violenza e la prevaricazione. Il suo sorriso continua a essere una luce in grado di squarciare il buio dell’omertà.









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